Pipì in strada: condannati a 5 mila euro

Due ventenni sanzionati dal giudice con 2.500 euro l’uno per aver soddisfatto il bisognino «in concorso» lungo il Terraglio
Di Sabrina Tomè
FRIGO VITTORIO VENETO PARTENZA MARATONA DI TV AGENZIA FOTOGRAFICA FOTOFILM
FRIGO VITTORIO VENETO PARTENZA MARATONA DI TV AGENZIA FOTOGRAFICA FOTOFILM

I maschi lo sappiano: posizionarsi sul ciglio della strada per soddisfare l’impellente bisognino, è un reato. E può costare, oltre a un procedimento giudiziario, una sanzione pesantissima. Come quella che dovranno pagare i due giovani amici accusati di aver irrorato il lungo-Terraglio: la giustizia ha mandato loro il conto, 5 mila euro la somma complessiva che dovranno pagare allo Stato, 2.500 a testa.

Sia chiaro, la stangata-pipì con la crisi non ha nulla a che vedere. C’entra invece con l’articolo 726 del Codice penale che vieta gli atti contrari alla pubblica decenza: tra essi, appunto, anche la minzione in luogo pubblico. Norme ridicole ed ammuffite? Non la pensa così la Cassazione che, circa un anno fa, nel novembre del 2011, ha confermato come urinare en plein air - esposti a sguardi di terzi, e non importa se c’è buio e gli altri guardano altrove - costituisca reato. Se ne dovranno fare una ragione, dunque, L.E. di 23 anni e l’amico A.S. di 21 che il 19 maggio scorso hanno pensato (male) di slacciarsi i pantaloni lungo il Terraglio, a Treviso, per soddisfare l’urgenza. Vuoi che la statale 13 non è esattamente una via secondaria, ma la strada più trafficata della Marca; vuoi che uno da solo basta a richiamare gli sguardi degli automobilisti, figurarsi due insieme; vuoi che i ragazzi non sarebbero stati - almeno secondo la denuncia - la quint’essenza della discrezione, certo è che qualcuno ha notato, si è girato, ha capito, si è indignato e, forse pure schifato, e ha segnalato. Nei paraggi, evidentemente, c’erano i carabinieri che sono intervenuti prontamente e prontamente hanno identificato i «compagni di minzione», denunciandoli per la violazione dell’articolo 726. Ma non basta: contestata anche la violazione in concorso. I due, in sostanza, avrebbero «cooperato» per mettere in atto il progetto criminoso della pipiì in strada. Il fascicolo è arrivato in Procura che ha iscritto i ventenni nel registro degli indagati chiedendo un decreto penale di condanna. Che il gip Elena Rossi ha firmato nelle scorse ore, prevedendo la relativa sanzione: 2.500 di ammenda ciascuno per la pipì pubblica. Ad uno dei due la pena è stata aumentata a 3.750 euro perché, ai carabinieri, non ha voluto fornire le generalità. Resta da vedere, ora, se i due accetteranno di pagare la somma o se preferiranno andare a processo per dimostrare la loro innocenza con l’avvocato Mauro Bosco. Gli argomenti, alla difesa, non mancheranno: il bisogno era urgentissimo e quando scappa, scappa e non c’è statale che tenga e automobilista che inibisca; quanto alla doppia-minzione, che sul capo di imputazione è diventata nientemenoche articolo 110 del codice penale (in concorso), ebbene intere schiere di maschi si son cullate con l’adagio che certe cose o si fanno in compagnia o «si è un ladro o una spia».

@tomsabri

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