«Per gli anziani solo briciole famiglie ormai esasperate»

casale sul sile. «Hanno scoperto l’acqua calda» chiosa Paolino Barbiero, Spi Cgi, a sottolineare come le strutture “borderline” come la “Claudia Augusta” di Casale siano una realtà diffusa in provincia. I casi sono più di una decina, e il funzionamento è semplice: accolgono anziani autosufficienti, per i quali non serve l’impegnativa della Regione, poi quando gli ospiti diventano non autosufficienti li tengono lo stesso. Loro non perdono i soldi della retta, le famiglie in questo modo risparmiano ed evitano un’estenuante ricerca di un posto letto in una delle strutture accreditate, più care.
quante sono
Oggi in provincia di Treviso sono 45 le case di riposo accreditate, cui si aggiunge il gruppetto di “centri soggiorno” per autosufficienti. «Questi hanno un diverso livello di accreditamento - spiega Barbiero - perché non hanno i requisiti per ospitare i casi più delicati, per i quali servirebbero, tra le altre cose, medico, fisioterapista, un adeguato numero di Oss, specifiche attrezzature». Può essere che i familiari non ne sapessero nulla? «Possibile, o possibile che abbiano chiesto alla struttura di tenere lo stesso lì il loro caro, anche una volta che la sua condizione era peggiorata e avrebbe richiesto il trasferimento altrove. Perché la ricerca di un altro sito può essere davvero complicata. Casi come quello di Casale mostrano quanto ci sia bisogno di riequilibrare il sistema delle impegnative». A gennaio però gli ospiti di Casale dovranno essere trasferiti in ogni caso: «E chi si accollerà l’onere del costo maggiore? Per prima cosa va fatto il percorso con l’Usl, attraverso la scheda di valutazione Svama, per riconoscere lo stato di non autosufficienza. E poi bisogna trovare i posti letto disponibili».
le impegnative
Le strutture “borderline” proliferano perché risolvono i due problemi maggiori con cui ogni famiglia si trova a fare i conti: il costo del servizio e la disponibilità. Oggi in provincia di Treviso ci sono 4.200 posti letto per anziani non autosufficienti coperti da impegnativa, che garantisce un contributo alle spese da parte dalla Regione di circa la metà della retta giornaliera (che si aggira tra i 75 e i 90 euro). In tutta la provincia i posti letto accreditati sono invece 5.200: i mille di differenza sono accessibili, quindi, pagando la retta intera, che risulta però fuori portata per molte famiglie. Tanto che le case di riposo fanno comunque pagare un po’ di meno rispetto alla retta intera, che rischierebbe di generare posti vuoti. I piani di zona hanno già varie richieste di ampliamento delle varie strutture, e i posti letto disponibili supereranno i 6 mila nei prossimi anni. «Ma perché farlo se poi non ho le impegnative per accedervi?» si chiede ancora Barbiero. Senza impegnative si tratta di sborsare 2.200-2.700 euro al mese di media. A Casale i parenti pagavano tra i 1.700 e i 2.000 euro al mese per un servizio che, hanno raccontato i familiari, era impeccabile. Le irregolarità formali e amministrative, però, erano tante e tali da costringere forze dell’ordine e istituzioni, che avevano “tollerato” a lungo la struttura, a intervenire in maniera decisa e annunciarne la chiusura.—
A.D.P.
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