Chiude il Pastificio Rigo dopo quasi un secolo: 35 dipendenti rischiano il licenziamento
Lo stabilimento di Pieve del Grappa cesserà l’attività da gennaio 2027. L’azienda parla di costi insostenibili, ma la Cgil contesta la decisione: «Bilancio positivo, serve un tavolo di crisi»

Dopo quasi un secolo di attività, il Pastificio Rigo di Pieve del Grappa si prepara ad abbassare definitivamente le serrande. La chiusura è prevista a partire da gennaio 2027, ma per i 35 dipendenti, 28 operai e 7 impiegati, l'incubo dei licenziamenti è già cominciato. L'azienda ha infatti avviato la procedura di licenziamento collettivo per cessazione dell'attività, motivando la scelta con i costi necessari per ammodernare lo stabilimento e l'insostenibilità economica della produzione. Una spiegazione che non convince la Flai Cgil: secondo il sindacato, il bilancio dell'azienda è positivo. Da qui la richiesta urgente di un tavolo di crisi in Regione per scongiurare la chiusura.
Un secolo di storia a rischio
Fondata nel 1929 e diventata società per azioni nel 1965, Pasta Rigo è una delle realtà storiche dell'industria alimentare della Pedemontana trevigiana. Un'attività cresciuta attraverso quattro generazioni, fino all'acquisizione da parte di una multinazionale australiana avvenuta alcuni anni fa. Ora, a pochi mesi dal centenario, il futuro dello stabilimento appare segnato, a meno che non emergano soluzioni alternative alla cessazione della produzione.
La decisione mette a rischio non soltanto 35 posti di lavoro, ma anche un patrimonio di competenze e professionalità costruito in decenni di attività. Restano inoltre aperti gli interrogativi sul destino dello storico marchio made in Italy e dell'immobile che ospita la produzione.
La Cgil: «I conti sono positivi, bisogna fare chiarezza»
È soprattutto sulle motivazioni economiche che si concentrano i dubbi del sindacato. Nella comunicazione inviata alle organizzazioni dei lavoratori, l'azienda sostiene che proseguire l'attività non sarebbe più sostenibile, anche alla luce degli investimenti necessari per rinnovare gli impianti. La Flai Cgil chiede però di approfondire le ragioni della scelta, evidenziando il risultato positivo di bilancio.
«Non possiamo limitarci a prendere atto di una decisione che rischia di cancellare un'attività produttiva e di lasciare 35 persone senza una prospettiva occupazionale», attacca Danilo Maggiore, segretario generale della Flai Cgil di Treviso.
Il sindacato ha chiesto alla Regione Veneto di convocare un tavolo di crisi con la proprietà, le rappresentanze dei lavoratori e le istituzioni per verificare la possibilità di mantenere attiva la produzione. «Occorre trovare soluzioni industriali che assicurino la continuità produttiva e percorsi in grado di salvaguardare l'occupazione», insiste Maggiore.
La corsa contro il tempo prima di gennaio
La proprietà, nella comunicazione con cui ha avviato la procedura di licenziamento collettivo, si è dichiarata disponibile al confronto con le organizzazioni sindacali e a valutare misure per attenuare le conseguenze sociali della chiusura. Per la Cgil, tuttavia, la priorità resta evitare che lo stabilimento cessi definitivamente l'attività, prima ancora di discutere della gestione degli esuberi.
«La tutela delle lavoratrici e dei lavoratori non può ridursi alla gestione degli effetti dei licenziamenti», sottolinea Bruno Rivoli, funzionario della Flai Cgil. «Prima di arrivare alla chiusura definitiva, è necessario mettere in campo ogni strumento utile per dare una prospettiva allo stabilimento e alle persone che vi lavorano».
Il calendario rende il confronto particolarmente urgente. Mancano pochi mesi a gennaio 2027 e il sindacato teme che, senza un intervento tempestivo, non ci siano i margini per individuare un'alternativa industriale. «Non possiamo permettere che si arrivi a gennaio senza aver esplorato tutte le strade possibili», avverte Rivoli.
Per i 35 dipendenti si apre dunque una fase di profonda incertezza. «Dietro questi posti di lavoro ci sono persone, famiglie e competenze che meritano risposte», concludono i rappresentanti della Flai Cgil, chiedendo alla proprietà e alle istituzioni di assumersi la responsabilità di cercare una soluzione diversa dalla chiusura.
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