Caos al Dal Negro, senzatetto colpisce gli addetti al park e si stende in strada

Un 45enne ha perso la testa, aggredendo gli operatori. Le forze dell’ordine lo hanno fermato e affidato alla Caritas. Prima aveva dato in escandescenza con urla e minacce, poi si è diretto verso il Put

Lorenza Raffaello
Anche una suora è intervenuta per tentare di placare il senzatetto che stava seminando panico a Treviso
Anche una suora è intervenuta per tentare di placare il senzatetto che stava seminando panico a Treviso

Prima ha aggredito gli addetti del parcheggio e alcuni altri ragazzi senza fissa dimora, poi si è sdraiato in mezzo alla strada sulle strisce pedonali di via Venier a Treviso, attivando un pericolosissimo gioco in bilico tra la vita e la morte.

Gli unici in grado di fermare l’uomo pakistano di circa 45 anni che ieri. martedì 7 aprile,  intorno alle 11 ha seminato il panico e bloccato la circolazione sul Put sono stati i carabinieri e due agenti della polizia locale.

Una mattina concitata

I primi momenti concitati si sono verificati poco dopo le 8, l’uomo, uno dei senza fissa dimora che gravitano attorno al parcheggio e un noto conosciuto anche nella zona dei giardinetti di Sant’Andrea e nel quadrante di piazza Borsa, ha cominciato a are in escandescenza, quando qualcuno degli utenti del parcheggio lo aveva svegliato dicendo di spostarsi. Le lamentele si sono trasformate presto in un comportamento sopra le righe.

Tanto che sono dovuti intervenire gli addetti del parcheggio. È stato in quel momento che l’uomo ha cominciato ad alzare le mani. La richiesta d’intervento delle forze dell’ordine è stata, quindi, d’obbligo.

Sul posto oltre agli uomini dell’Arma e agli agenti della locale, sono intervenuti anche i sanitari del Suem 118. Il pakistano ha rifiutato il ricovero coatto ed è uscito dal parcheggio.

La protesta

L’uomo si è diretto verso il Put e arrivato all’altezza delle strisce pedonali si è steso per terra, incurante delle automobili che sfrecciavano sulla carreggiata. È stato solo per una questione di fortuna e di prontezza di riflessi degli automobilisti che non si è consumata la tragedia.

Le forze dell’ordine pazientemente si sono presi cura dell’uomo e lo hanno convinto ad alzarsi. Nel frattempo attorno si è formato un capannello di curiosi, dai clienti del parcheggio fino agli ospiti della Caritas. Per tranquillizzare il pakistano è intervenuta anche una suora. L’uomo, passata la crisi, è stato preso in carico proprio dalla Caritas Tarvisina, che ha la sede proprio in via Venier, dall’altra parte della strada rispetto al park Dal Negro. Pericolo scampato dunque, almeno per ieri.

I senza fissa dimora

Quella dei senza fissa dimora è un’emergenza che sta riverberando sul territorio trevigiano. Gli ultimi dati Istat restituiscono dei numeri importanti.

Nel 2024 se ne sono contati 572, in netto aumento rispetto a due anni precedenti in cui erano poco più di 300. Si tratta, dunque, di un fenomeno in costante crescita.

«Negli ultimi anni, al contrario, le nostre esperienze personali, le inchieste della stampa locale e i dati Istat ci consegnano una realtà in cui il numero dei senzatetto è in costante continuo aumento e la risposta delle istituzioni non sembra in grado di adeguarsi al problema», commenta Gigi Calesso di Coalizione Civica per Treviso, «è un mondo dalle tante sfaccettature: dai richiedenti asilo che lavorano ma sono privi di alloggio, ai minori, agli italiani sfrattati o comunque non in grado di accedere alla locazione di un’abitazione e che richiede risposte adeguate a necessità diverse. In città la dotazione strutturale di posti letto per i senza fissa dimora non arriva alle 100 unità, tanto che anche durante questo inverno si sono dovute trovare soluzioni ulteriori per tentare di togliere persone dal freddo dei parcheggi multipiano, della stazione ferroviaria, dei portici del centro. A poco o nulla, invece, sono serviti gli sgomberi degli stessi multipiano, le gabbie o le sbarre all’entrata perché chi non ha un luogo caldo dove dormire ritorna, supera divieti e gabbie. Il fenomeno, purtroppo, ormai è diventato normale, è costante nel tempo, non possiamo affrontarlo ogni volta come se fosse la prima». —

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