Omicidio di Fiera, due ergastoli e quattro condanne a oltre 30 anni di carcere
Il delitto nel 2022 alle porte del centro storico, a scontrarsi due bande di kossovari. Una rissa degenerata per un debito di 500 euro. Dieci gli imputati davanti alla Corte di Assise: 6 condannati e 4 assolti

Due ergastoli, 4 condanne a oltre 30 anni complessivi e 4 assoluzioni. È la sentenza, emessa giovedì 6 febbraio 2025, dai giudici della Corte d’Assise di Treviso al termine del processo ai dieci imputati dell'Est, kosovari e albanesi, accusati dell'omicidio di Ragip Kolgeci, 52 anni, l’impresario edile ucciso a colpi di coltello e spranga la notte del 22 ottobre 2022 nel quartiere di Fiera a Treviso.
Un fatto che sconvolse i trevigiani per l’efferatezza di un delitto che vide due clan fronteggiarsi in una pubblica piazza, di fronte al bar Musa, davanti agli occhi increduli di numerosi passanti, tra i quali diversi bambini, di ritorno dalle Fiere di San Luca.
Agguato e poi rissa per un debito di 500 euro
Sullo sfondo di quella che per la pubblica accusa fu un vero e proprio agguato organizzato dal clan capeggiato da Afrim Manxhuka e dal nipote Valmir Gashi ma che per la difesa degli imputati fu una rissa degenerata in un omicidio, c’era un debito di 500 euro.
Un debito che il figlio della vittima vantava nei confronti di un amico di Manxhuka e Gashi e solo per il rifiuto di chiedere scusa a questi ultimi, davanti a decine di persone, ne era scaturito un omicidio. E, a complicare le cose, in quel debito si innestava anche il Kanun, un vecchio codice d’onore che vige nelle zone montane dell’Albania e del Kosovo, che legava Afrim Manxhuka alla vittima.
Fatali per la vittima furono i colpi di spranga vibrati alla testa e le ferite da arma da taglio all’addome e a un’arteria femorale.
La ricostruzione
Secondo l’iniziale ricostruzione della polizia, da tre o quattro giorni tra i Manxhuka e i Kolgeci i rapporti si erano irrigiditi proprio per quel debito di 500 euro. Un debito maturato nell’ambito di lavori fatti in comune in un cantiere edile. Ed è qui, stando a quanto hanno ricostruito gli agenti della questura, si sarebbe innestata una vecchia faida familiare, maturata tra la famiglia di Manxhuka e quella della vittima, con il primo che avrebbe dovuto addirittura uccidere Kolgeci in base ai principi del Kanun.
Alla richiesta di avere indietro i 500 euro, Manxhuka avrebbe rivangato la vecchia faida invitando Kolgeci a chiedergli formalmente scusa. Ma il rifiuto opposto da quest’ultimo fece scattare l’appuntamento davanti al bar La Musa di Fiera.
Nella rissa spuntarono spranghe, bastoni, tirapugni e coltelli. Poi quando Kolgeci stramazzò a terra, a causa dei colpi inferti in particolare da Afrim Manxhuka e Leonard Gashi (difesi dagli avvocati Luigi Fadalti e Mauro Serpico), ci fu un fuggi-fuggi generale con Gashi e Manxhuka che furono arrestati dalla polizia nelle ore successive dopo aver incrociato testimonianze e filmati delle telecamere degli esercizi commerciali del luogo del delitto. La parte civile, rappresentata dall'avvocato Fabio Crea, aveva chiesto agli imputati un risarcimento complessivo di un milione e mezzo di euro per nove familiari della vittima ossia per moglie, figli e nipoti.
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