Omicidio Ceschin, il sicario chiama in causa altri due complici: «Li ho ingaggiati io»
Condannato all’ergastolo per il delitto di Conegliano, l’esecutore materiale ha tentato di ottenere uno sconto di pena con rivelazioni agli inquirenti. Ma il pm non crede a Josè Luis Mateo Garcia, più noto come Molongo, e chiede al gip di archiviare il caso

Josè Luis Mateo Garcia, più noto come Molongo, il sicario della banda di dominicani, assoldati dall’imprenditore vitivinicolo Enzo Lorenzon per uccidere la moglie Margherita Ceschin, ha tentato di giocarsi un’ultima disperata carta per evitare l’ergastolo, condanna inflittagli dalla Corte d’Assise di Treviso nel dicembre scorso, assieme al complice Sergio Antonio Luciano Lorenzo, 40 anni, organizzatore del delitto.
L’interrogatorio in carcere
A pochi giorni dall’udienza della Corte d’Assise d’Appello a Venezia, fissata per il 20 ottobre, il sicario venuto dalla Spagna per ammazzare Margherita Ceschin, la notte del 23 giugno 2023, nel suo appartamento a Conegliano, ha chiesto di essere interrogato dal sostituto procuratore Michele Permunian e dagli uomini della polizia giudiziaria per fornire rivelazioni in grado di fare definitiva luce sul delitto, coinvolgendo altre persone nell’omicidio della pensionata coneglianese di 72 anni, uccisa perché il marito non voleva più pagare l’assegno di mantenimento da diecimila euro stabilito dal tribunale civile di Treviso.
La mossa a sorpresa
Va detto innanzitutto che il pubblico ministero non gli ha creduto e ha chiesto al giudice delle indagini preliminari l’archiviazione del caso. Le rivelazioni fornite da Molongo non sono state ritenute attendibili dagli investigatori. Se fosse stato il contrario, i nuovi elementi sarebbero stati considerati in sede di giudizio d’Appello per un possibile concordato sulla pena ed evitare l’ergastolo.
Davanti ai carabinieri, nell’interrogatorio tenutosi nel carcere di Santa Bona, pochi giorni fa, Mateo Garcia ha ribadito in parte quella che è stata la sua linea difensiva nel corso del processo di primo grado: «Io sono stato assoldato da Lorenzon - ha spiegato - solo per spaventare Ceschin e non per ucciderla. Chi l’ha uccisa materialmente è stato Joel Luciano Lorenzo (il pentito grazie alle cui rivelazioni ha contribuito a fare piena luce sul delitto, ndr)».
Il codice Molongo
E ha chiarito un suo personale codice d’onore quando ha detto che nel vedere la pensionata al balcone, poco prima che venisse uccisa, mentre fumava una sigaretta, gli ha ricordato la nonna e un particolare senso di protezione verso le donne, in particolare anziane.
Un particolare questo che stride contro quella che è sempre stata la convinzione degli investigatori, che nel ricostruire l’efferato delitto hanno sempre sostenuto che Molongo stordì Margherita Ceschin con un colpo in testa, mentre era distesa sul divano, poi le sfondò il torace con un ginocchio, e quindi la soffocò.
L’obiettivo era l’avvocato
Le sensazionali rivelazioni di Molongo riguardano la chiamata in causa di altri due sicari, un marocchino detto “Il gigante” e un colombiano. Due personaggi ingaggiati da lui stesso e conosciuti a Barcellona nell’ambiente dello spaccio di droga.
L’omicidio, inizialmente, doveva essere commesso nei confronti dell’avvocato di Margherita Ceschin, che aveva seguito durante il processo civile contro Lorenzon. Molongo ha parlato dei passaggi di denaro e delle chat coi complici attraverso il gioco “Call of duty”. Sul coinvolgimento dei due sicari, il marocchino e il colombiano, Molongo non ha saputo dare informazioni più precise.
«Ma ne sono sicuro - ha detto - in quanto i due, una volta fuggiti in Spagna, mi minacciarono con le armi per avere il denaro che era stato loro promesso». E infine non risparmia strali nei confronti del “pentito” Joel, suo amico d’infanzia, l’uomo che grazie alle sue rivelazioni ha incastrato tutta la banda, blindando le indagini dei carabinieri e della procura. «Lui mi ha incolpato per pulirsi la coscienza ma è stato lui ad uccidere Margherita Ceschin». Tutte dichiarazioni che sono state bollate come “non credibili” e “contraddittorie” dal sostituto procuratore Michele Permunian.
L’udienza d’Appello
L’udienza, davanti ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Venezia, sul delitto Ceschin è in programma il 20 ottobre. Mateo Garcia sarà difeso da due legali del foro di Venezia, gli avvocati Maria Isabella Fiorio e Francesco Schioppa.
A rappresentare la procura generale ci sarà il pm Vincenzo Celenza. Parti civili il fratello della vittima, Paolo Ceschin (assistito dall’avvocato Aloma Piazza) e una delle figlie della vittima, Elisabetta Lorenzon, con l’avvocato Laura Pellegrino.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








