Oltre 8500 aziende pronte a chiedere di riconoscere glera come Prosecco
CONEGLIANO
Un affare da 650 milioni di euro. Entro 3 anni, se il mercato del Prosecco Doc continuerà a crescere ai ritmi di oggi, la denominazione presieduta da Stefano Zanette passerà dai 543 milioni e 400 mila bottiglie del 2021 ai 756 milioni e 400 mila del 2024. Un aumento, dunque, di 213 milioni di confezioni, pari, queste ultime, ad un valore di 650 milioni. Tanto vale la decisione che prenderà il Consorzio Prosecco Doc, martedì prossimo, attraverso il suo cda: di attingere altri 10.800 ettari, di glera a terra, ma da impianti antecedenti il 2018.
Sono ben 8690 le aziende che potenzialmente possono chiedere il riconoscimento del glera a terra come Prosecco, da oggi al 2024, grazie ai 10.800 ettari che fra 3 anni andranno ad aggiungersi ai 24.450 ettari ora in coltivazione. «Attenzione - mette le mani avanti Giuseppe Facchin, presidente della Cia di Treviso, componente del cda del Consorzio del Doc - l’attingimento a questa ulteriore quota di glera-Prosecco avverrà solo se il mercato lo richiederà». Mercato in grande spolvero, oggi con aumento dell’export di due cifre. Se nel 2024 la domanda sarà almeno del 5%, ecco che i 10.800 vigneti di nuovo glera si trasformeranno nelle classiche bollicine. Ma, in media, non più di un ettaro ad azienda. «In questo modo - spiega Facchin - abbiamo voluto tutelare tanti piccoli produttori, molti dei quali l’anno scorso erano rimasti esclusi dall’analoga operazione: di riconoscimento come Prosecco di 6.200 ettari di glera. In ogni caso, abbiamo posto un limite, 31 luglio 2018. Il glera piano successivo resterà tale, non verrà promosso a Prosecco».
Dunque, 10.800 gli ettari da aggiungere alla denominazione, ma ad oggi il glera a terra ha una disponibilità massima di 7.200 ettari. Almeno quello piantato alla fatidica data del 31 luglio 2018. All’interno della Denominazione c’era chi, soprattutto qualche grande azienda, insisteva perché fosse riconosciuto anche il glera piantato successivamente, almeno sino a tutto il 2019. «Si è risposto di no, da parte della maggioranza del Consorzio, proprio per garantire un futuro a tanti piccoli produttori che con il solo glera stentano a far tornare i conti», precisa Facchin. Ecco, dunque, che gli ulteriori 3.600 ettari che mancano, per arrivare a quota 10.800 saranno ricavati dall’espianto di altre varietà (sia vini rossi che vini bianchi), messe a terra prima del 31 luglio 2018, e dal reimpianto col glera. «Non riteniamo che ne ricaveranno un danno le produzioni di rossi e bianchi. Non c’è il rischio, insomma, del consolidamento della coltura del Prosecco. È vero, invece, che chi ha pochissimi ettari di vigneto, che magari non rendono, ha la possibilità di riconvertirli e di sperare che vi sia l’attingimento a Prosecco». —
Francesco Dal Mas
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