Oderzo, colto da infarto nel parcheggio dell’ospedale: «La gente lo filmava»

Un 57enne è stato colto da un infarto nel piazzale dell’ospedale di Oderzo ed è stato rianimato dai sanitari del Suem 118. Una testimone denuncia sui social: «C’era chi riprendeva con il cellulare invece di prestare soccorso»

Alessia Celotto
Un mezzo di soccorso
Un mezzo di soccorso

Colto da infarto in un piazzale di Oderzo, ma la gente «filmava con i cellulari invece di prestare soccorso».

È questa la denuncia espressa da una donna che nel pomeriggio di ieri è stata testimone delle fasi di soccorso di un uomo colto da infarto nell’area di sosta dell’ospedale di via Luzzatti . Mentre i sanitari correvano per salvare una vita – è il commento che la signora ha affidato ad un gruppo sui social – qualcuno è rimasto con il cellulare in mano a riprendere la scena.

Il fatto

È quanto accaduto ieri intorno alle 17 nel parcheggio dell’ospedale di Oderzo dove, un uomo di 57 anni, A. B., è stato colto da un infarto. Un episodio che, oltre per le gravità delle condizioni dell’uomo, ha riacceso il dibattito su un fenomeno sempre più diffuso: il contrasto tra chi interviene, in modo attivo, per salvare delle vite e chi, invece, resta a guardare con lo smartphone in mano.

Sul posto sono arrivati immediatamente i sanitari del Suem 118, che hanno iniziato le manovre di rianimazione. Considerata la gravità della situazione è stato fatto intervenire anche l’elisoccorso. Dopo essere stato rianimato, l’uomo è stato trasportato, in codice rosso, all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso.

Il racconto

A raccontare quanto accaduto è stata una donna che ha affidato le sue riflessioni alla piazza digitale. «Un uomo a terra nel parcheggio dell’ospedale, fermo l’auto per consentire di far passare il personale sanitario che corre verso di lui», ha scritto. «La cosa che mi sconvolge di più è, però, una scena diversa: persone che riprendono con il cellulare».

Sono seguiti numerosi commenti. C’è chi ha definito il comportamento “vergognoso”, sottolineando come, davanti a una persona in pericolo, la priorità dovrebbe essere prestare aiuto o almeno chiamare i soccorsi. Altri, invece, hanno difeso l’utilità dei filmati, ricordando come i video possano talvolta aiutare a ricostruire una dinamica o fornire elementi utili alle indagini. «Il problema, pertanto, non è solamente l’atto di filmare ma, il fatto di rimanere impassibili davanti ad uno schermo al posto che attivarsi di fronte all’emergenza.

Un tema emerso recentemente anche a Padova, quando un uomo di 84 anni era finito ci l’auto nelle acque di un canale. A salvarlo era stato un passante di 32 anni che si era tuffato in acqua. Mentre l’automobilista rischiava di annegare, i presenti erano rimasti a filmare la scena.

 

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