Le notizie a scuola per prevenire il bullismo: a Treviso il progetto I Care
L’iniziativa dedicata a professori e studenti fino ai 15 anni. Guerra Brunetta: «Leggere reati locali aiuta a comprendere»

Oltre 400 articoli della cronaca locale, in gran parte tratti dalla Tribuna, diventano lo strumento attraverso cui i professori possono aiutare i loro studenti a non cadere in comportamenti violenti e scorretti.
Un metodo per capire che spaccio, violenza, truffe e bullismo non sono solo termini vuoti e lontani, ma fenomeni tangibili e più vicini di quello che si pensa. E, soprattutto, per essere consapevoli che se un reato è stato commesso da un coetaneo, non è improbabile che possa succedere anche a loro o a qualche amico.
La legalità e l’antologia
Il progetto nasce da un’idea di Gabriella Guerra Brunetta, insegnante volontaria di “I Care Veneto Odv” e di “Lavagne di solidarietà” dell’associazione Auser Treviso, con l’obiettivo di educare alla legalità ragazzi dai 10 ai 15 anni, prevenire comportamenti impropri e fornire indicazioni utili a individuare eventuali interventi educativi.
Gli articoli della cronaca locale diventano, dunque, la spina dorsale dell’iniziativa e i casi di delinquenza realmente accaduti, degli spunti di riflessione. Tutta documentazione legata all’attualità e quindi direttamente connessa alla vita degli alunni. Non si tratta di un’antologia di vecchi testi, ma di cronaca viva tratta da quotidiani e riviste nell’arco di tempo compreso tra gennaio 2019 e novembre 2025.
«Le ragioni del progetto vanno trovate nell’esperienza di un giovane che, per assenza di residenza, era stato costretto a stare in carcere in attesa di giudizio per più di tre mesi, che aveva promesso a se stesso di cercare un modo per non rifare gli sbagli di prima», ha spiegato così l’ideatrice Guerra Brunetta, «da lì l’idea di creare un’attività in cui alunne e alunni, guidati dai propri insegnanti, utilizzando gli articoli, esaminino e comprendano le possibili conseguenze legali di alcuni frequenti comportamenti dei loro coetanei».
Il metodo
Quelli intercettati dai creatori del progetto sono comportamenti attuati spesso per superficialità, ignoranza, noia, angoscia, o per spirito di rivalsa sociale, per fragilità psichiche, o ancora per imitazione acritica di contenuti diseducativi presenti nei social network, quando non addirittura commessi sotto gli effetti di alcolici o droghe; reati che possono comportare conseguenze penali, in particolare se reiterati.
«I giovani, anche se non sempre penalmente perseguibili, non sempre conoscono le conseguenze delle proprie azioni», sottolinea la volontaria di I Care.
I temi e i tempi
Gli articoli sono stati categorizzati in base a diversi temi: violenze di gruppo, bullismo e cyberbullismo, omofobia, razzismo, furti e rapine, infrazioni al codice della strada, vandalismi, mancanza di rispetto verso persone e cose, violenza sia verso i compagni, sia verso pubblici ufficiali quali gli insegnanti o gli autisti dei mezzi pubblici, sia verso le donne, gli anziani e le persone con disabilità.
In questi giorni i promotori stanno presentando il progetto alle scuole, le medie principalmente, ma anche le prima classi degli istituti superiori cittadini. L’idea è quella di cominciare con il prossimo anno scolastico. Sulle modalità di esecuzione, resteranno a discrezione del singolo professore, che deciderà come proporre gli articoli in classe durante le ore dedicate all’educazione civica.
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