Il ministro della Giustizia bocciato al referendum nella sua città

A Treviso capoluogo, dove vive Carlo Nordio, alle urne hanno vinto i No, in controtendenza rispetto al dato provinciale e regionale in cui si sono imposti i Sì. Il ministro: «Prendo atto, non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico»

Andrea Passerini
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio

Nel voto del referendum c’è un risvolto tutto trevigiano che rovina due volte la giornata al ministro della Giustizia Carlo Nordio. Lo schiaffo della sua città alle urne.

In una Marca feudo del Sì, in un Veneto che ai seggi si fa paladino del nuovo ordinamento giurisdizionale voluto dal governo Meloni, c’è Treviso, il capoluogo, che boccia la riforma della magistratura, come l’Italia.

I No sotto la torre Civica si attestano infatti al 50,39% (21.207 voti), al termine di uno sprint prolungatissimo, con uno scarto mai superiore ai 300 voti rispetto all’altro fronte. E sono 210, alla fine, i voti in più rispetto ai Sì (20.877, pari al 49,63%) espressi nei 77 seggi di Treviso.

Un responso di misura, certo, ma che non può passare inosservato, dato il ruolo del ministro che giocava in casa. Ed è un verdetto di bocciatura, quello di Treviso, in assoluta controtendenza rispetto all’esito del voto in provincia di Treviso, dove i Sì sono il 60,42% dei voti espressi, ed i No non raggiungono il 40%.

Nemo propheta in patria, neanche il ministro della Giustizia, eletto al Senato alle ultime politiche e poi nominato ministro dalla premier Giorgia Meloni.

E lui? «Prendo atto», è la sua prima reazione all’esito del voto, «Lo faccio con rispetto della decisione del popolo sovrano. Il nostro intendimento era attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall'articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale».

E commenta anche la campagna referendaria: «Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma», puntualizza il ministro che ribadisce come la consultazione non avesse, per lui e per il governo Meloni, ulteriori connotazioni che non quella giurisdizionale. «Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico», conclude, «Ringraziamo la parte dell'elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l'alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia».

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