Nordio sul referendum: «La riforma ha il mio nome, mi assumo la responsabilità politica»
L’analisi del ministro della Giustizia dopo la bocciatura del referendum: «Se vi sono stati dei difetti di comunicazione o impostazione sono stati anche i miei. Ma non la considero una sconfitta personale»

«Questa è una riforma che porta il mio nome e me ne assumo quindi la responsabilità politica. Se vi sono stati dei difetti di comunicazione o impostazione sono stati anche i miei». Così i ministro della Giustizia Carlo Nordio a Sky Tg24 in merito al risultato del referendum che ha visto imporsi i No a livello nazionale.
Discorso a parte per il Veneto dove a trionfare sono stati i Sì, così come in Friuli Venezia Giulia e Lombardia. Ma non nella Treviso di Nordio: il ministro è stato bocciato nella sua città.
«Non la considero una sconfitta personale. Era una riforma in cui credevo e in cui penso di aver messo tutto l'impegno possibile. Ero certo che avremmo vinto. Mi inchino al popolo sovrano. Ma non penso a dimettermi. Ho ancora molte cose da fare, anche se alcune riforme si fermeranno», ha aggiunto il ministro in una intervista al Corriere della sera, sottolineando che a fermarsi sarà «la limitazione della custodia cautelare" che "potrebbe essere più difficile". L'azione delle toghe, con la bocciatura del referendum della giustizia, a parere di Nordio sarà più invasiva: «Limiterà l'iniziativa politico-parlamentare in alcuni ambiti a cominciare dall'immigrazione».
«Purtroppo ora l'intervento della magistratura associata e sindacalizzata sarà quello di una forte pressione politica. È una vittoria dell'Anm, parliamoci chiaro. Questo darà all'Anm un potere contrattuale che sarà aumentato e di cui farà i conti anche la sinistra perché prima o poi andranno anche loro al governo», ha concluso Nordio a Sky Tg 24, «Inoltre nella coalizione ci sarà una controversia intestina per attribuirsi la vittoria. E dovranno fare i conti con l'Anm, la vera vincitrice, che diventa un soggetto politico anomalo, che si contrappone ai governi».
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