No all’agrivoltaico a Sant’Andrea oltre il Muson: «E’ un’area rurale storica»

Castelfranco, la strategia del comitato contro l’impianto a Sant’Andrea: «Prepariamo una relazione per ottenere il riconoscimento in Regione»

Davide Nordio
Cosa potrebbe succedere a Sant'Andrea oltre il Muson con l’installazione dei pannelli fotovoltaici
Cosa potrebbe succedere a Sant'Andrea oltre il Muson con l’installazione dei pannelli fotovoltaici

 

Bloccare la realizzazione dell’impianto agrivoltaico di Sant’Andrea oltre il Muson, frazione di Castelfranco, trasformando questi 17 ettari in area rurale storica: è con questo intento che il comitato spontaneo che si oppone al progetto fa appello a diverse figure professionali, ovvero archeologi, storici, storici del paesaggio, esperti in paleoclimatologia, agronomi e biologi, che siano già esperti o studenti del settore.

«Il riconoscimento di area rurale storica – spiega il comitato – viene dato dalla Regione sulla base di una articolata relazione. A nostro avviso quella zona può rientrare a pieno titolo in questa categoria. L’effetto della semplice presentazione della proposta è quello di sospendere ogni progetto che interessi questa area in attesa che la Regione si pronunci a riguardo». Va da sé che in caso positivo, tutto verrebbe nuovamente messo in discussione rispetto alla trasformazione in parco agrivoltaico.

Il progetto

Il progetto è stato presentato alla comunità di Sant’Andrea da Limes Renawable Energy che realizzerà la proposta avanzata dalla milanese Noricum: ma le rassicurazioni date circa il fatto che qui, come nelle caratteristiche dell’agrivoltaico, ovvero continuazione dell’attività agricola e nessuna conseguenza dal punto di vista dell’inquinamento, non hanno per nulla convinto chi è contrario a questo progetto.

Da qui la valutazione di azioni che possano contrastare questa iniziativa, ben sapendo che la battaglia non sarà per niente facile. La legge in vigore infatti assicura una corsia preferenziale ai parchi agrivoltaici, dove sostanzialmente il Comune non ha voce in capitolo.

Preoccupato per l’alto numero di impianti per la produzione di energia pulita nel territorio di Castelfranco – gli agrivoltaici di Sant’Andrea e Bella Venezia, gli impianti di biometano in via Ca’ Rossa a Treville e a San Giorgio e il parco fotovoltaico sempre a Sant’Andrea, nella ex discarica di via Stradazza – il consiglio comunale all’unanimità ha votato una mozione dove si dichiarava la volontà di opporsi a queste iniziative. Anche con la creazione di un comitato tecnico scientifico che analizzasse i vari aspetti per capire le criticità dei progetti a scopo cautelativo.

La battaglia

Senza mezzi termini il sindaco (ora ex) Stefano Marcon aveva definito queste operazioni «non una transizione energetica, ma una speculazione energetica».

Tuttavia, come detto, questi progetti sono blindati.

Ma il comitato spontaneo non si arrende. E ora giocherà la carta del riconoscimento di area rurale storica. «Tra l’altro questa zona – spiega il comitato – rientra nell’area Natura 2000, tutelata dall’Unione Europea per le sue caratteristiche naturalistiche, dove è ammessa la coltivazione, ma non altri usi incompatibili con questa tutela. Anche questo aspetto sarà al centro della relazione che pensiamo di presentare in Regione quanto prima: intanto il nostro appello è stato già raccolto da diversi esperti che intendono darci una mano su questa strada. Ovviamente non possiamo che ringraziare fin d’ora per questa disponibilità». —

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