Nessuna lotta prima dell’omicidio

Il gip intanto deve ancora decidere sulla misura di custodia cautelare per Sgroi
filippi Agenzia foto film cessalto omicidio via isonzo in foto francesco sgroi
filippi Agenzia foto film cessalto omicidio via isonzo in foto francesco sgroi

CESSALTO. Non ci sarebbe stata alcuna collutazione tra madre e figlio prima dell’omicidio. In base all’autopsia disposta ieri in mattinata sul corpo di Amelia Zina Castagnotto, 89 anni, uccisa domenica sera dal figlio Francesco Sgroi, 60 anni, non emergerebbero segni evidenti di violenza. L’esame sembra dunque confermare la prima ricostruzioni dell’omicidio: la donna è morta per soffocamento, a causa del cuscino che il figlio le ha premuto contro il volto. Per i risultati definitivi di tutti i prelievi effettuati dall’anatomopatologo Alberto Furlanetto, a cui la Procura di Treviso ha assegnato l’incarico, bisognerà attendere ancora qualche giorno. Assieme a quelli del medico incaricato dall’accusa, verranno presentati anche quelli dell’anatomopatologo scelto dalla difesa rappresentata dall’avvocato Marco Rebecca, il dottor Carlo Moreschi dell’università di Udine. Informazioni che permetteranno di definire più chiaramente le modalità con cui si è svolto il delitto. E se, come emerge dalle prime indiscrezioni, si può scartare l’ipotesi di collutazione, è certo però che la donna si è opposta con tutte le sue forze mentre il figlio l’uccideva. Lo testimoniano i profondi graffi che Francesco Sgroi portava sul volto, collo e braccia al momento dell’arresto. Era stato trovato vagare in stato confusionale dalla figlia, ai piedi dello stabile di via Isonzo 91 a Cessalto, in cui risiedeva la madre. Per sciogliere ogni dubbio gli inquirenti hanno anche disposto i prelievi delle tracce ematiche rinvenute sotto le unghie della donna e del dna.

Qualche dubbio sulle cause che hanno portato al folle gesto: i vicini attorno alle 19.30 hanno rivelato di aver udito delle urla provenire dall’appartamento. Poco dopo si sarebbe consumato l’omicidio. L’uomo avrebbe ammesso di essere stato molto preoccupate nelle ultime settimane a causa di un errore commesso nella compilazione del 730 della donna: temeva che a causa di quello sbaglio la madre potesse perdere casa e pensione. Un fatto che di sicuro non basta a spiegare il folle gesto: l’uomo attraversava una fase certamente complessa. Aveva perso il lavoro dopo la crisi del mobilificio Europeo, dopo un paio d’anni di cassa integrazione era disoccupato.

Al momento Sgroi si trova rinchiuso nella casa circondariale di Santa Bona: è piantonato a vista, giorno e notte. Anche dalla relazione fatta dai medici del carcere emerge uno stato psicologico molto fragile, si teme addirittura che il sessantenne possa sviluppare tendenze suicide. Proprio per questo, di fronte alla richiesta del sostituto procuratore di custodia cautelare in carcere, la difesa ha chiesto che venga scelta una struttura più adatta per l’uomo.

Il giudice delle indagini preliminari Silvio Maras si è riservato. (s.g.)

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