Il primo secolo della macelleria Andrighetto a Motta
Il negozio fondato nel 1926 da Francesco Giuseppe ora è dei fratelli Alberto e Marco, la grande festa il 25 ottobre. I titolari: «Non siamo solo bottega, ma punto d’incontro»

Un secolo di attività, tre generazioni di macellai e un legame profondo con la città di Motta. La storica macelleria Andrighetto ha da poco festeggiato i cento anni di attività.
Da allora, la bottega situata nel sottoportico del Toresin ha attraversato generazioni, cambiamenti sociali, economici ed eventi storici. Attualmente a portare avanti l’attività sono i fratelli Alberto e Marco Andrighetto, che si preparano a festeggiare domenica 25 ottobre.
Cent’anni sono un traguardo importante. Com’ è nata la vostra attività?
«La nostra famiglia svolge il mestiere di macellaio da almeno cinque generazioni. Tutto è cominciato nell’ottobre del 1926, quando nostro nonno Francesco Giuseppe, arrivato dalla provincia di Vicenza, decise di aprire una piccola bottega a Motta. Dopo la sua scomparsa, nel secondo dopoguerra, fu nostro padre Andrea a prendere in mano l’attività, affiancato poi da nostra madre Carmen Capovilla, che è rimasta dietro al bancone fino a pochi anni fa. Anche la famiglia di nostra mamma aveva una lunga tradizione commerciale: già nell’Ottocento gestiva un negozio di alimentari nella piazza di Motta. Noi figli abbiamo iniziato a lavorare circa negli anni Settanta».
La vostra macelleria ha attraversato eventi storici importanti. Quali sono stati i momenti più significativi?
«La nostra bottega ha vissuto periodi molto diversi, dalla Seconda Guerra mondiale all’alluvione del 1966, fino al Covid. Durante la guerra, nostro nonno fu costretto per un breve periodo a esporre la merce su alcune cassette in un campo all’aperto. Anche l’alluvione del 1966 ci è rimasta impressa: nostra mamma venne in negozio per vendere la carne che era rimasta, mentre nostro papà era a casa. Sono episodi che raccontano quanto questa attività sia stata legata alla vita del paese, anche nei momenti più difficili».
Come si è evoluta la macelleria e quali sono i vostri progetti per il futuro?
«Il negozio si trova da sempre nel sottoportico del Toresin, a eccezione del breve periodo durante la guerra. Un tempo si macellavano gli animali in casa, mentre oggi acquistiamo la carne già macellata, affidandoci anche a mediatori che si occupano di selezionare il bestiame nelle stalle. Per il futuro vorremmo tornare, almeno in parte, alle origini, allevando i nostri animali. Ci stiamo informando per individuare un alpeggio e siamo alla ricerca di stalle nelle vicinanze».
Che cosa vi hanno trasmesso i vostri genitori?
«La cosa più importante che ci hanno trasmesso è la passione e la dedizione verso il lavoro: è il segreto per portare avanti un’attività. Oggi il consumatore è cambiato rispetto al passato, bisogna essere più specializzati e saper comunicare».
Ci sono delle specialità che vi distinguono?
«Una delle nostre caratteristiche è la presenza di numerosi piatti già cotti. Tra le specialità ci sono le trippe che preparava nostra mamma Carmen, i cotechini già cotti, le lasagne al ragù e altre proposte».
Dopo tanti anni avete costruito un rapporto con la comunità. Come vivete il legame coi clienti?
«Il rapporto umano è una parte importante del nostro mestiere. Oggi, spesso, ci sono persone molto fragili che cerchiamo di aiutare con qualche omaggio o parlandoci un po’. Molti anziani vengono qua e passano del tempo, questo fa piacere, siamo un punto di incontro».
Come festeggerete questo importante anniversario?
«Domenica 25 ottobre organizzeremo una festa aperta a tutta la cittadinanza, per ringraziare i nostri collaboratori e tutte le persone che ci sono state vicine in questi cento anni. Il ricavato sarà devoluto alla Cooperativa Madonna dei Miracoli».
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