Ferito al parco, morto dopo 10 giorni. Il testimone: «È stato aggredito»

Disposta l’autopsia sull’uomo di 37 anni che aveva denunciato di essere stato picchiato nel parchetto di via Pasubio a Treviso, in zona Sant’Angelo. Aveva ferite al volto e alla testa, le sue condizioni sono andate peggiorando fino al decesso

Marco Filippi
Il parchetto di via Pasubio
Il parchetto di via Pasubio

Faceva tappa al dormitorio di via Pasubio a Sant’Angelo, l’indiano di 37 anni, Dupinder Jeet Singh, morto a 10 giorni dal suo ricovero all’ospedale di Treviso, dopo essere stato soccorso dal 118 in un parco con dei vistosi segni in testa e al volto.

Il parco in questione è quello adiacente al dormitorio, punto di ritrovo, in particolare, degli stranieri che frequentano la struttura di via Pasubio. L’immigrato asiatico, nell’immediatezza dei soccorsi, aveva riferito ai sanitari che i segni al volto e in testa erano frutto di un’aggressione subita da altre persone presenti in quel momento nel parco. A confermarlo alle forze dell’ordine ci sarebbe un testimone, un cinquantenne italiano che frequenta il dormitorio, che avrebbe visto l’indiano aggredito da altri stranieri.

L’autopsia

Del resto, a occhio nudo, i segni erano compatibili con quelli di un’aggressione. Per averne la certezza, però, bisognerà aspettare l’autopsia che il sostituto procuratore Gabriella Cama, che si occupa del caso, ha disposto per capire appunto se il 37enne indiano sia morto per gli effetti di un’aggressione oppure, viste le sue condizioni psico-fisiche (era in stato d’ebrezza), per una caduta accidentale. L’accertamento sarà conferito con ogni probabilità nella mattinata di lunedì.

Nel frattempo sul caso è stato aperto un fascicolo d’indagine e al parchetto vicino al dormitorio di via Pasubio, mercoledì pomeriggio, 24 ore dopo la morte dell’indiano, sono arrivati i carabinieri del reparto scientifico che si sono intrattenuti per un po’ di tempo sequestrando una decina di bottiglie, trovate nel posto, e altri oggetti che potrebbero essere d’interesse investigativo.

Purtroppo nella zona non ci sono telecamere che abbiano potuto registrare ciò che è successo sabato 4 luglio scorso. Stando a quanto appreso, il fatto è avvenuto nel tardo pomeriggio, verso le 17.30. È a quell’ora che qualcuno ha chiamato la centrale operativa di Treviso Emergenza per segnalare la presenza di una persona ferita all’interno del parchetto comunale, noto tra gli abitanti del luogo perché spesso è meta di stranieri e senzatetto che trovano rifugio, all’aperto, soprattutto d’estate, sotto gli alberi, specialmente coloro che non trovano un letto disponibile nel vicino dormitorio.

Il mistero

È chiaro che l’esito dell’autopsia è fondamentale perché determinerà la direzione che prenderà l’inchiesta. Se fosse confermata l’ipotesi dell’aggressione e il nesso causale tra il decesso e le ferite in testa, allora sul caso si procederebbe almeno per omicidio preterintenzionale. Se invece le botte in testa fossero compatibili con una caduta accidentale, magari dovuta alla positività all’alcol, allora non ci sarebbero ragioni per proseguire con l’inchiesta.

Un tassello importante dell’indagine, per il momento, sono le parole pronunciate dallo stesso Dupinder Jeet Singh nell’immediatezza dei soccorsi, che facevano riferimento ad un’aggressione ad opera di un gruppo di altre persone che si trovavano nel parco di via Pasubio con lui.

Un parchetto con scivoli e altalene, recintato, frequentato da stranieri e senzatetto più che dai bambini del quartiere. Nel frattempo, agli atti d’indagine sono state acquisite anche le cartelle cliniche del 37enne indiano. Dupinder Jeet Singh era stato ricoverato al Ca’ Foncello con un codice di media gravità e nessuno avrebbe previsto un epilogo così tragico. Dopo l’aggressione era cosciente. Poi, però, il lento e progressivo peggioramento fino al decesso di mercoledì mattina. La salma si trova ora all’obitorio di Treviso in attesa dell’autopsia.

 

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