Morto il preside Migotto, lutto al Planck

Lo ricorderanno per le sue battute, per il coraggio di essere impopolare, ma anche per il suo lavoro costante per migliorare la scuola. Radames Migotto, ex preside del Planck di Lancenigo è scomparso ieri mattina. Ha diretto l’istituto tecnico di Lancenigo per la bellezza di 25 anni, dopo avere insegnato chimica dal 1980 al 1984 nello stesso Itis.
Migotto è mancato alle 7.20 di ieri mattina in ospedale, dopo una malattia che l’ha stroncato in pochi giorni. A settembre i primi sintomi, gli esami, e immediato il responso: cancro. La scorsa settimana era entrato al Ca’ Foncello per provare a vincere la battaglia più difficile. Lunedì era stato operato, ma non ce l’ha fatta. «Ha lottato fino all’ultimo, con estrema lucidità», lo ha ricordato la nipote Maria Grazia. Radames Migotto lascia la moglie Maria Teresa e il figlio Carlo.
Immediato ieri mattina si è scatenato il tam tam tra gli ex studenti. Alle 10.30 del mattino, su ordine del preside Mario della Ragione che è succeduto a Migotto, un minuto di silenzio nelle aule del Planck. «È stato un dirigente sempre attento all’innovazione tecnologica e alla dimensione educativa dell’insegnamento, sarà ricordato anche per il suo fondamentale contributo nella crescita e sviluppo del “Max Planck”», ha detto Della Ragione, che gli è succeduto nel 2008. È un lutto che colpisce tutta la provincia, in un modo o nell'altro, perché Migotto era un uomo di impegno civico, dalla personalità spumeggiante e lungimirante, e per il futuro della sua scuola e dei suoi alunni aveva deciso di combattere grandi battaglie, anche strigliando le categorie economiche colpevoli, a suo dire, di non supportare a dovere la progettualità dell'istituto. «Rimarrei - aveva detto pochi giorni prima di andare in pensione - se effettivamente si potesse cambiare qualcosa per gli istituti tecnici, che sono considerati per lo più ammortizzatori sociali oppure merce di poco valore. Nella cultura scolastica italiana non si è mai riusciti a considerare i valori della cultura tecnica come necessari e utili per lo sviluppo del Paese come avviene anche in altri contesti europei».
Un uomo, Migotto che non aveva paura di dire ciò che pensava. Memorabile l’attacco all’allora ministro Fioroni, che fece una legge per vietare l’uso del cellulare a scuola. «Sapevo che fosse fantasioso, non che volesse fare il preside di tutti gli studenti. Ci sono cose ben più serie a cui pensare. Nella prossima circolare ci insegnerà come mandare i ragazzi a fare la pipì?» Per cercare di contrastare l’uso della droga all’interno della scuola propose di creare una sorta di intelligence interna alle scuole, organizzata dagli stessi studenti. Finì al centro di un polverone, ma poco dopo molte scuole trevigiane finirono al centro di un inchiesta della procura sullo spaccio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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