Infarto all’allenamento di calcio, chi era Paolo. La passione per il pallone e l’amore per la famiglia

La tragedia sul campo di Varago, lo strazio del figlio di Paolo Sciarillo, 52 anni di Breda, e il dolore dei compagni: «Ha fatto tutto per noi». Era noto non solo per il suo impegno sportivo ma anche per la sua natura di lavoratore instancabile e per la generosità

Andrea Dossi
Paolo Sciarillo e il campo di Varago teatro della tragedia
Paolo Sciarillo e il campo di Varago teatro della tragedia

Paolo Sciarillo, nato il giorno di Natale del 1973 a Pola, portava con sé quell’indole generosa tipica di chi sa dare valore ai legami. Residente a Breda di Piave da oltre vent’anni, dopo una parentesi di un lustro trascorsa a Carbonera, Paolo era noto non solo per il suo impegno sportivo ma per la sua natura di lavoratore instancabile. Impiegato come carrellista in un magazzino a Mogliano, aveva dedicato la vita a costruire un futuro sereno per la propria famiglia.

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Il dolore più lancinante è quello del figlio Michele, classe 2001, che con voce rotta dall’emozione prova a tratteggiare il profilo del padre: «È difficile trovare le parole giuste in questo momento. Papà amava il calcio fin da piccolo, era la sua grande passione, e da poco aveva iniziato questa avventura con gli amatori. Era un lavoratore instancabile, ha sempre fatto di tutto per farci stare bene e non ci ha mai fatto mancare nulla. Era generoso, aiutava sempre gli altri mettendo da parte anche sé stesso». Oltre a Michele, Paolo lascia la figlia Sara, nata nel 2003, e un vuoto immenso in una casa dove il tifo per la Juventus e le discussioni sulla domenica sportiva erano riti quotidiani.

Anche all’interno del Calcio Amatori Varago, l’impatto della sua scomparsa è devastante. L’allenatore Dario Feltrin lo ricorda come una delle anime dello spogliatoio: «Era una persona di compagnia, estremamente espansiva. Paolo era parte integrante del gruppo anche fuori dal rettangolo di gioco; non mancava mai al “terzo tempo”, quel momento di convivialità che per noi conta quanto la partita. Era una persona buona, e oggi proviamo solo un senso di impotenza».

Parole di stima arrivano anche dal presidente della società, Sandro Bianchin, che racconta l’integrazione perfetta di Paolo e della sua famiglia nel tessuto del club: «Si allenava con noi da due anni. Era una persona squisita, tranquilla e simpatica. Siamo un gruppo affiatato di circa quaranta persone e lui si era inserito benissimo; anche suo figlio aveva iniziato a frequentare l’ambiente. È la prima volta che ci capita una tragedia simile: avevamo fatto tutte le visite mediche, ma purtroppo davanti a certi eventi la prevenzione non basta. Resta solo un grande dolore».

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