Morì per malore in cella scagionato il medico

Motta di livenza. Due giorni prima che la morte lo cogliesse nel sonno, a 63 anni, in una cella del Castello di Pordenone, l’ex imprenditore Gianmario Bonivento era stato sottoposto a una serie di esami: i parametri erano tutti regolari. Nessuna avvisaglia, dunque, del malore fatale. È la ricostruzione dell’anatomopatologo Sandro Sulfaro, consulente del pm. La sua perizia ha scagionato definitivamente il medico del carcere Giovanni Capovilla, 66 anni, nativo di Motta di Livenza e residente ad Annone Veneto, e ha fondato la richiesta di archiviazione del pm. Il gip Eugenio Pergola l’ha accolta, archiviando il caso. I familiari del defunto non hanno presentato opposizione. Esce dunque a testa alta dal procedimento il medico trevigiano.

Lo scorso marzo, infatti, era stato aperto un fascicolo per omicidio colposo. Una prassi, visto che il decesso era avvenuto in carcere. Bonivento era stato trovato esanime alle 7.30 del 15 marzo scorso, disteso sul fianco nella sua branda. I tre compagni di cella avevano provato a scuoterlo: «Svegliati!». Era l’ora della sua terapia. Il 63enne soffriva, infatti, di varie patologie. Ma per lui, ormai, non c’era più nulla da fare. Subito il direttore reggente del carcere Alberto Quagliotto aveva avvisato amministrazione penitenziaria e Procura. Capovilla aveva ricevuto l’avviso di garanzia in vista dell’autopsia.

Il decesso di Bonivento è stato attribuito a cause naturali: un malore imprevedibile, secondo gli inquirenti. L’ex imprenditore si trovava in carcere dal 30 gennaio: gli era stata revocata la detenzione domiciliare dopo che aveva minacciato via mail un’assistente sociale del Comune di Fiume Veneto. Dagli accertamenti degli inquirenti è emerso che Capovilla ha seguito con attenzione il detenuto e ha pure segnalato il paziente all’amministrazione penitenziaria. —



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