Montebelluna: il gallo diventa mascotte. Posmon “adotta” Guido

Da dieci di giorni l’esemplare canta e svolazza tra case e negozi del quartiere Prima l’irritazione per le sveglie all’alba, ora i residenti gli danno da mangiare

MONTEBELLUNA. Il gallo è arrivato una decina di giorni fa. All'inizio la sua presenza ha irritato i residenti, svegliati all'alba dal canto del gallo, e durante il giorno costretti a sentire i “gorgheggi” del pennuto. Poi ci hanno fatto l'abitudine, si sono affezionati ed è diventato la mascotte di quella zona di Posmon lungo la strada provinciale tra l'ospedale e piazza Verdi.

Erano convinti che si trattasse di un gallo cedrone, per il sontuoso piumaggio della coda, ma i colori e la forma della testa sembrano tradire un'altra origine. In ogni caso, cedrone o gallo da combattimento, la gente si è affezionata a quel gallo, qualcuno ha pure cercato di catturarlo, l'hanno ripetutamente immortalato nelle foto, gli mettono sul marciapiede briciole con cui nutrirsi e se un giorno non lo sentono gorgheggiare si preoccupano. E lui vaga in un campo che c'è a sud di via Montegrappa, spesso attraversa la strada, svolazza sui platani, passeggia sui marciapiedi. «È arrivato da una decina di giorni, non si sa da dove - racconta Enrico Mantovanelli - canta a tutte le ore, comincia all'alba e lo si sente ripetutamente durante la giornata. All'inizio c'era chi era irritato a questo canto continuo, ma adesso la gente si è già affezionata. Si è fatto anche una buca in un campo dove va a dormire. Più di qualcuno ha cercato di prenderlo senza però riuscirci. Neppure di notte, perché quando qualcuno va a vedere nella buca dove si è fatto la tana non lo trova. E di giorno si avvicina ma non si lascia prendere, perché vola via».

Il gallo, cedrone o no, ha fatto di quella zona il suo terreno prediletto, passa di giardino in giardino, canta a tutte le ore, si avvicina a case e vetrine di negozi, attraversa tranquillo una strada trafficata come la 248 Marosticana-Schiavonesca, ma se si sente braccato vola e va ad appollaiarsi tra i rami di uno dei platani che costeggiano la strada. «Gli abbiamo messo nome Guido - spiega Edoardo Scarpis, che proprio lì ha il suo studio fotografico - ha un canto meraviglioso e tutti gli siamo affezionati, ogni giorno attendiamo di sentirlo, ormai siamo abituati al suo canto. Io gli metto le briciole sul marciapiede davanti alla vetrina, lui si avvicina e le mangia senza timore, ma non riesco ad avvicinarlo perché quando sono a qualche metro lui vola via. Ma forse un po' alla volta prende confidenza e se lo prendo lo porto nel giardino di casa mia dove può vivere tranquillo».

E intanto la gente di quella zona di Posmon giorno dopo giorno aspetta di sentire il canto del gallo mascotte. E se non lo sente si preoccupa, temendo che qualcuno lo abbia preso. Ma finora non ha mai fatto mancare l'appuntamento.

 

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