Ex Serena, permanenze ridotte a Treviso: i migranti finiranno in strada
Treviso è tra le 25 città italiane inserite nelle nuove zone di frontiera. Alla Caserma Serena e alla Caserma Zanusso l’accoglienza passa da sei mesi a 120 giorni: avvocati e Comune temono un aumento dei migranti senza fissa dimora

Da luglio scorso Treviso è diventata zona di frontiera e di transito. I confini fisici, ovviamente, non si sono spostati di un centimetro, è cambiare radicalmente è stato il modo in cui la nostra provincia può gestire i flussi dei migranti in fuga dal proprio Paese. In primis, i tempi: l’accoglienza nelle strutture designate (Caserma Serena e la Caserma Zanusso di Oderzo) si è ridotta a 120 giorni.
E poi? C’è un’elevatissima probabilità che il tribunale di Treviso non conceda il permesso per rimanere in Italia, considerando che oltre il 90% degli immigrati proviene da territori considerati “sicuri”. Questo significa che, di fronte alla mancanza di tempo e risorse per rispedirli a casa, si allargherà quella zona grigia fatta di irregolari, che pur di non tornare da dove sono scappati, si trovano a dormire per le strade del centro, diventando quegli invisibili che popolano il park Appiani o il Dal Negro.
Il timore è stato manifestato durante la Quarta commissione sul tema accoglienza della settimana scorsa in Comune ed è stato confermato anche da Isabella Arena, uno degli avvocati del Foro di Treviso specializzati in immigrazione «la situazione è destinata a precipitare, si moltiplicheranno i senza fissa dimora di Treviso».
Il decreto
Il provvedimento dello scorso agosto risponde all’esigenza di adeguare la rete dei controlli alle nuove dinamiche dei flussi migratori, accelerando di fatto il tempo di attesa da parte del migrante di sapere se è idoneo o meno a restare su suolo italiano. Nelle nuove zone di frontiera create dal ministero dell’Interno sono incluse 25 città italiane, tra cui Treviso, in cui chi fa ingresso è formalmente non ancora entrato nel territorio nazionale per tutta la durata delle verifiche iniziali e dello screening.
Una zona franca in cui si applicano gli iter veloci per l’esame e la valutazione delle domande di protezione internazionale (fino all’eventuale rimpatrio o respingimento). I luoghi deputati devono essere demanali.
Nella Marca sono l’ex Caserma Serena di Casier e l’ex Caserma Zanusso di Oderzo, che quindi da Cas (Centro di Accoglienza straordinaria) via via si trasformeranno in Paf (Procedure accelerate di frontiera). Il servizio rimane il medesimo, a cambiare sarà solo il tempo di permanenza all’interno che sarà al massimo di 120 giorni e non più di 6 mesi.
L’Iter
Una volta che i migranti sono entrati nei centri scattano i 120 giorni necessari per presentare ricorso (5 giorni) o attendere il responso del tribunale. Ad essere decisiva per l’esito è la provenienza dei richiedenti asilo che arrivano nel Trevigiano, la maggior parte provengono da zone considerate “sicure”, come Bangladesh e Nord Africa, per cui non è contemplata la protezione internazionale.
«Provenendo da Paesi sicuri è difficile vincere il ricorso che i migranti propongono entro 5 giorni dal loro arrivo», spiega Isabella Arena, «e poi c’è tutto il tema della tempistica: in 120 giorni la possibilità che venga dato il permesso di richiesta asilo è molto complicato, nonostante abbiano aumentato il numero di commissari in tribunale. Fino ad ora circa il 99% dei richiedenti ha ottenuto il permesso per integrazione, questo non potrà più succedere perché il tempo è minore e diventa più difficile trovare lavoro. Il rischio è che non riusciranno ad avere gli strumenti per potersi integrare».
E allora cosa succede poi? Si troveranno senza l’accoglienza garantita dal governo con nessuna intenzione di tornare indietro. La soluzione è uscire dalla luce della legalità per entrare nel cono d’ombra dell’illegalità fatto di giacigli nei parcheggi, alcolismo, depressione, aggressività e il disprezzo di una cittadinanza che fatica a trovare gli strumenti adeguati per l’integrazione.
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