Gestione dei migranti a Treviso, in campo anche le imprese: «Noi ci siamo»

L’associazione Partecipare il presente: «Diciamo però no alle strumentalizzazioni». Il sindaco aveva sollecitato chi sfrutta la manodopera a trovare una soluzione e ora incassa: «Servono spazi, risorse e opportunità di inserimento sociale e lavoro»

Federico De Wolanski
Giacigli di fortuna al park Appiani
Giacigli di fortuna al park Appiani

C’è chi l’impegno lo mette silenziosamente da sempre, come Caritas e le associazioni che gestiscono senzatetto e migranti, e chi giovedì 23 aprile ha promesso di farlo ufficialmente: imprese e industriali sotto il cappello non di Confindustria ma di “Partecipare il presente”, l’associazione ben più ampia che riunisce il mondo produttivo, commercio, famiglie, diocesi.

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La presa di posizione arriva anche in diretta risposta al sindaco Conte, che dopo le polemiche seguite allo sgombero del Dal Negro aveva chiamato in causa direttamente il mondo del lavoro chiedendo di assumersi responsabilità, visto che molti dei migranti lavorano nei campi e in attività del territorio. «Siamo convinti che quanto accaduto a Treviso sulle difficoltà di accoglienza ai migranti, così come accade in molti altri territori, debba portare ad evitare ogni demagogia o strumentalizzazione. La gestione dell’accoglienza e integrazione di persone straniere entrate nel nostro paese, che sono una importante risorsa per il lavoro nelle nostre comunità, ha bisogno del contributo di tutti» sottolinea la nota divulgata giovedì, «queste situazioni di difficoltà si sono ripetute più volte negli ultimi trent’anni, con motivazioni e circostanze diverse, e sappiamo che la questione rimane delicata, complessa e non ammette soluzioni facili. Non dobbiamo inoltre trascurare gli aspetti di allarme e di sicurezza che situazioni di precarietà possono indurre nella cittadinanza».

«E’ un problema di tutti, primariamente delle Istituzioni, ma anche di tutte le associazioni ed organizzazioni che rappresentano le imprese, il lavoro e la società nelle sue varie espressioni. Ognuno può dare un contributo e fare la propria parte» sottolinea l’associazione, «anche per far comprendere l’esigenza prioritaria di attrarre, in forme regolari, persone da altri Paesi e altri territori per lavorare ed integrarsi nella nostra comunità. Garantiamo la piena disponibilità a lavorare con le Istituzioni come pure con tutte le strutture e associazioni del volontariato che in questi anni sono in prima linea nella presa in carica dei migranti e in particolar modo delle persone senza fissa dimora, senza sovrapporci al loro lavoro».

Di qui la promessa: «Ci impegniamo ad attivare un tavolo che possa favorire ogni forma di integrazione di saperi e conoscenze, per l’utilità del mondo economico e per un miglioramento delle condizioni di vita dei migranti e, soprattutto, per la loro dignità. Anche con l’obiettivo di informare la cittadinanza e di ridurre il disagio sociale. Questa è una lettera formale di impegno».

Conte incassa, e senza giri di parole rimarca: «Ho sempre chiesto la collaborazione, quindi ben venga. Ora servono spazi, risorse e opportunità di inserimento sociale e lavoro» la puntualizzazione. A poker si direbbe: “andiamo al vedo”. Poi, tavolo o meno, conteranno i risultati. Soprattutto se l’emergenza va ben oltre – per tempo numeri – del caso esploso negli ultimi giorni.

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