Manildo: «La mostra di Goldin si fa, non decidono pochi»

Sindaco Manildo, ha letto? Goldin medita di non fare più la mostra a Treviso.
«Capisco il suo stato d’animo, ci sono stati attacchi oggettivamente pesanti, sinceramente sono il primo a essere dispiaciuto. Ma il progetto c’è, è bello, ci crediamo tutti, soprattutto la città. Penso si debba andare avanti».
Goldin parla di attacchi gratuiti, falsità, insulti persino al supermercato. Parla di «clima ostile della città».
«Ho letto, mi sono informato. C’è chi ha detto cose infondate, chi ha insultato, chi è stato francamente fuori posto. Ma questo non deve impedire il suo ritorno. Ci vedremo a breve, spero che tutto si risolva per il meglio».
Il comitato l’ha «processata», alle Stefanini. C’è chi ha parlato di sindaco nell’arena.
«Ma no, i leoni è il film con Marcorè... per principio ascolto tutti, al confronto non mi sottraggo. E so distinguere dalle polemiche per partito preso a chi ha veramente a cuore l’interesse della città».
Quelle del comitato a quale categoria appartengono?
«Non giudico. Ma nel merito non stanno in piedi: le istanze sono state accolte. Chi teme per la attività didattiche, sappia che dopo la valorizzazione queste attività avranno anche più spazio. E l’ho detto e spiegato, a tutti, alle Stefanini».
Il comitato non era soddisfatto dalle sue risposte. E ci sono state parole pesantissime, su di lei e su Goldin.
«Il diritto di critica è accettabile, ben venga. Ma a tutto c’è un limite, Dante diceva “il modo ancor m’offende”. Ma ho sempre accettato le critiche costruttive, che vogliono migliorare le cose. Vedi Manzato ed Amici dei Musei. Bel confronto dialettico. Poi però si deve decidere, per il meglio. Le istanze del comitato sono state valorizzate, tante critiche erano sul vecchio progetto, non sul nuovo, migliorativo».
La mostra, per lei, si farà. E a S.Caterina. Certo se Goldin non fa il passo indietro.
«Un’esigua minoranza non può pretendere di decidere per tutti. C’è il comitato, ma io sono subissato di sms e telefonate di cittadini che mi dicono di andare avanti. Magari non fanno notizia come il comitato con le sue iniziative. La mostra è voluta da tanti cittadini, dai commercianti, dalla categorie, anche da associazioni culturali che vogliono lavorare in sinergia. La città la vuole, per tutto quello che porta una mostra di Goldin».
Sindaco, perché Treviso ce l’ha tanto con Goldin? Invidia? O la provincia autolesionista non riconosce i suoi talenti? Goldin non è solo...
«So che ha molti nemici ed avversari. Può piacere o meno, ma non è contestabile quel che fa da 20 anni: fa cultura democratica, accessibile a tutti».
Su questo è contestato da molti accademici, persino da docenti delle superiori.
«Non sono un accademico: so che dalla sua mostra di Vicenza sono uscito emozionato e accresciuto nelle mie conoscenze. E non credo di essere il solo. Che torni a Treviso è importante».
Tutti parlano dell’evento mostra, ma voi lo considerate il volano per la nuova stagione culturale di Treviso.
«Sì. Per molti Goldin è il diavolo, io dico che dev’essere la...diavolina per accendere il fuoco con la legna bagnata».
Non è una definizione riduttiva?
«Il suo evento accenderà i riflettori su tutta Treviso. Turisti e visitatori avranno anche la riapertura del Bailo, le opere di Martini, la collezione Salce, spazi preziosi della Curia. Il primo a venir valorizzato sarà Tomaso da Modena».
In maggioranza è bufera per il silenzio di Franchin e l’assenza di Camolei e Michielan, alle Stefanini. Si parla di sindaco lasciato solo.
«Ma no, quando parla il sindaco quella è la posizione della giunta. C’ero, era come se ci fossero e parlassero tutti».
È fiducioso?
«Sempre. Sono scout e alpino: quando la salita è più dura il panorama dalla cima è più bello, ti ripaga di tutto». (a.p.)
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