Lista-choc: 14 aziende di bici da razziare

Quattordici aziende specializzate nella produzione di telai da corsa da svaligiare entro un mese o due, per poi sparire e non farsi più vedere. Una lista vera e propria quella rinvenuta sul cruscotto del furgone rubato alcuni giorni fa a San Biagio di Callalta e scoperto dai carabinieri nei pressi dello stabilimento Pinarello (preso di mira domenica notte). Ed è stato quel furgone, un Iveco Dayli, a tradire i due componenti della banda che era sfuggiti al blitz dei carabinieri dopo il tentativo di furto nella nota casa produttrice trevigiana.
Domenica, quando l’intervento dei militari ha fatto sfumare il colpo da Pinarello permettendo di arrestare Ion Vlad, moldavo di 19 anni, i carabinieri hanno fatto scattare un controllo a vasto raggio. Sapevano che Ion aveva dei complici, e sapevano anche che se volevano portare via la merce del magazzino dovevano avere un mezzo adatto. Da lì le ricerche che in breve hanno portato a individuare il furgone rubato parcheggiato poco distante dall’azienda ciclistica. Era pronto per muoversi, recuperare ladri e refurtiva e scappare via. Così i carabinieri hanno iniziato gli appostamenti, sicuri che qualcuno sarebbe venuto a recuperarlo. Ieri notte, nel buio, ecco arrivare altri due moldavi, Daniel Calin e Sergei Seremet, entrambi di 24 anni. Quando, chiavi alla mano, hanno aperto le portiere, sono stati immobilizzati e perquisiti. Addosso poco o nulla. Ben diverso invece il contenuto del van, stipato di scatoloni provenienti dalla fabbrica di biciclette Fondriest di Cavarzere, svaligiata la notte tra il 26 ed il 27 di settembre per un bottino da circa 50mila euro. In più: la lista, scritta mano e ben chiara, con tanto di nominativi indirizzi. Quattordici le imprese da colpire, tutte specializzate nella produzione di biciclette da corsa, mounting bike professionali, cicli raffinati. Cicli dal valore – in massima parte – di almeno tremila euro, ubicate nella Marca, ma anche nel vicentino e nel padovano. Una lista di 14 nominativi attentamente selezionati e probabilmente già verificati per capire come fosse meglio intervenire, quando, in che tempi e con quali difficoltà.
Di qui il profilo dei tre moldavi, ben lontani dall’essere ladri di polli convertiti al furto di bici, ma criminali di professione, capaci di colpire e far sparire le biciclette nell’arco dip oche otre, lasciandosi alle spalle solo i cartoni. E’ di questo che sono convinti gli inquirenti che hanno già fatto scattare le verifiche del nucleo scientifico per collegare i tre nomadi al tentato furto da Pinarello, al furto del furgone, ma soprattutto agli assalti a tre delle 14 aziende che come Pinarello facevano parte della lista nera rinvenuta nel cruscotto del furgone e sono state colpite nei giorni scorsi: oltre alla Fondriest di Cavarzere, un’impresa vicentina e una ditta di Monselice. I due stranieri sono stati infatti fermati solo con l’accusa di furto del furgone, prima di poterli trasformare nei membri della banda delle biciclette servono elementi inequivocabili che ci sono nella logica degli eventi, ma mancano ancora nei fatti. «Stiamo lavorando per questo» spiegano i carabinieri di Treviso responsabili dell’operazione. Si indaga anche al’interno delle aziende citate dalla lista per valutare la possibilità che abbiano un comune denominatore, magari un dipendente o un rappresentante che potesse fungere da informatore. Poco distante dal furgone, è stata rinvenuta anche un'Alfa Romeo, sparita da Cessalto lo scorso 19 settembre.
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