«L’ho ammazzato io da sola» Dubbi sulla lettera di Angelica

Vittorio veneto

Angelica Cormaci, in carcere a Venezia perché accusata assieme all’amica Patrizia Armellin, 54 anni, di aver ucciso Paolo Vaj, la notte del 18 luglio scorso, s’attribuisce l’azione che avrebbe provocato la morte del vittoriese di 57 anni. In una lettere al sostituto procuratore Davide Romanelli, che conduce l’indagine dell’omicidio di Vittorio Veneto, la 25enne siciliana di aver quella notte preso un cuscino ed averlo premuto nel volto della vittima per farlo desistere dal pestaggio dell’amica, in atto da parte dell’uomo. Si tratta, ovviamente, di una versione di parte che è al vaglio della procura, convinta però che entrambe le donne abbiano avuto un ruolo attivo nell’omicidio Vaj. Cormaci, che è rinchiusa dal luglio scorso nel carcere femminile della Giudecca a Venezia, ha chiesto al pm Romanelli di essere sentita in un interrogatorio. Un’iniziativa che il suo avvocato, Cristina Giribaldi del foro di Cremona, non condivide. «La lettera spedita alla magistratura - spiega l’avvocato - è un’iniziativa della mia assistita che non condivido e da cui ho subito preso le distanze. Lei stessa l’ha scritto al pubblico ministero. Per quanto riguarda l’inchiesta stiamo aspettando la chiusura delle indagini che, tra l’altro, la stessa mia cliente sollecita». Intanto, però, la procura resta ferma sull’esito dell’autopsia effettuata qualche giorno dopo l’omicidio che ha stabilito che Paolo Vaj è stato ucciso da uno schiacciamento toracico con frattura di alcune costole e successiva asfissia. In carcere per quel delitto ci sono due donne Patrizia Armellin e Angelica Cormaci, accusate entrambe di omicidio volontario.

Secondo la relazione del patologo le lesioni da schiacciamento toracico non possono essere state provocate dalla sola Cormaci. Dall’autopsia emerge che, verosimilmente, a mettersi sopra a Vaj sono state entrambe le donne.

A quel punto il 57enne, che come confermato dagli esami tossicologici disposti dal sostituto procuratore Romanelli aveva assunto molto vino ed era probabilmente in stato di alterazione alcolica, inizia a non prendere più aria. Per lui la situazione diventa disperata quando gli viene schiacciato il cuscino sulla bocca: non sarebbe più riuscito a respirare, morendo quindi di asfissia. Ora, la procura della Repubblica con il pubblico ministero Romanelli sta per chiudere l’inchiesta che vede le due donne e amiche indagate con l’accusa di omicidio. —

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