«L’ergastolo a chi ha ucciso Sara»: la mamma si costituirà parte civile

Tragedia lungo la A28, l’immenso dolore di Stefania Di Grazia: «Vestirò mia figlia per l’ultima volta nella bara, come facevo quando era piccola» 
Diego Bortolotto
Stefania Di Grazia. Nella foto a destra con la piccola Sara, negli Anni Novanta
Stefania Di Grazia. Nella foto a destra con la piccola Sara, negli Anni Novanta

CONEGLIANO

«Sara era una persona solare, tutto quello che una madre poteva desiderare: era laureata, intelligente, aveva un buon lavoro, una mamma bravissima Anche se eravamo distanti, voglio ricordare mia figlia». Stefania Di Grazia è la mamma di Sara Rizzotto e nonna delle due bimbe. «Io la voglio ricordare perchè era piena di vitalità – dice Stefania - una vita che gli è stata tolta da una bestia che hanno lasciato andare per strada. Io chiedo l'ergastolo per quell'individuo, mi costituirò parte civile perché sia fatta giustizia anche per Jessica».

«ERO UNA RAGAZZA MADRE»

Stefania era stata una ragazza madre, aveva 17 anni quanto ha partorito Sara. «Il 5 novembre 1995», ricorda commossa quel giorno. La donna abita a Padova. Le vicissitudini familiari sono alle spalle, lei era rimasta in contatto con Sara, che era cresciuta con i nonni paterni.

«Anche se non sono riuscita prima a fare di più – sono le sue parole di dolore - lotterò fino alla fine per Sara e per le nipotine che non potranno più vedere la loro mamma». Sara Rizzotto aveva 26 anni, era laureata con lode in assistenza sanitaria, da tre anni era dipendente dell'Ulss 2. «Il mio cuore è frantumato, Sara rimarrà sempre nel mio cuore – dice mamma Stefania -, anche in quelli dei suoi fratelli e sorelle». La donna tornerà a Conegliano per la cerimonia funebre.

«LA VESTIRò PER L’ULTIMA VOLTA»

«Voglio vestire per l'ultima volta mia figlia Sara», è il desiderio della madre. La sofferenza per la perdita si fonde per la rabbia di una morte assurda. «Quello è un assassino, io ci sono e lotterò fino alla fine perchè gli venga dato il massimo della pena e l'ergastolo – ripete Stefania Di Grazia -. Lotterò per Sara, Jessica e le nipotine». Omicidio stradale plurimo aggravato, omissione di soccorso e fuga, sono le ipotesi di reato per Dimitre Trajkov. Non è previsto l'ergastolo per l'omicidio stradale. In astratto per il conducente che cagiona la morte di più persone e lesioni ad altre può arrivare fino a 18 anni di reclusione. La fuga è tra le aggravanti.

L’AVVOCATO: «TRA COLPA E DOLO»

«Siamo credo ai limiti tra la colpa e il dolo – osserva l'avvocato Tino Maccarrone -. Adesso le pene per l'omicidio stradale sono importanti e vi sono anche sanzioni accessorie come il ritiro completo della patente. La pena deve essere adeguata».

L'avvocato coneglianese sta seguendo da diversi anni una causa in cui un marito ha perso la moglie in un incidente stradale frontale, anche in quel caso dei bimbi piccoli erano rimaste senza la madre.

«Da valutare anche vi sono i “danni collaterali”, due bambine che cresceranno senza una mamma, dei genitori a cui è stata tolta una figlia giovane – spiega l'avvocato Maccarrone -. Quando accaduto lambisce gli ambiti di un dolo eventuale. Si usa raramente, ma il dolo viene configurato come l'astratta possibilità di verificarsi di un evento. Andando ad una tale velocità, in stato di ebrezza, l'eventualità che tu possa uccidere qualcuno, potrebbe configurare un dolo eventuale». E quindi l’omicidio presenterebbe aspetti di volontarietà indiretta, e non solo di imprudenza, negligenza o imperizia. —



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