L’alpino trevigiano che porta la pace nei paesi in guerra «Rispettati da tutti»

la storia
Ricordate la guerra del Kossovo tra il 1996 ed il 1999? Sono ancora numerosi i profughi ospitati da allora nella Marca. Ma se quella regione oggi è sostanzialmente in pace, il merito è anche degli alpini italiani, e fra loro di un trevigiano, Maggiore degli Alpini Giuseppe Ceselin, che peraltro non è nuovo alle missioni internazionali dell’Esercito. Dopo aver prestato servizio in teatri operativi complessi quali i Balcani, l’Afghanistan e il Libano e aver preso parte a diverse operazioni di sicurezza sul territorio nazionale, ricopre da un mese l’importante incarico di Aiutante di Campo del comandante della Kosovo Force (KFOR), il generale Michele Risi, anch’egli degli Alpini. Trevigiano doc, classe 1976, sposato con Marika, veneziana trapiantata a Treviso. Maddalena, 8 anni, la loro figlia. Risiedono tutti a Treviso. Alpino da sempre (molto legato al gruppo Ana del capoluogo) è in forza al settimo reggimento alpini della Brigata Alpina Julia, ma ha maturato la propria esperienza servendo anche al secondo e al nono reggimento alpini della Brigata Alpina Taurinense. Oggi KFOR vede in campo 3500 soldati di 28 nazioni. Ceselin è il custode della fitta agenda del Comandante, che ogni settimana prevede incontri con capi di stato e di governo, ambasciatori e alti ufficiali, oltre alle visite alle unità sul campo, che monitorano la sicurezza in Kosovo.
Com’è la situazione attuale in Kossovo?
«Dal punto di vista della sicurezza, la situazione è stabile. Si sono registrati notevoli progressi che hanno portato a una riduzione della presenza internazionale, che rimane però importante e di qualità. Le forze in campo della Nato oggi consistono di un insieme di unità con compiti di sorveglianza e deterrenza, che operano parallelamente a unità destinate al collegamento e alla cooperazione con le istituzioni e le comunità locali, che sono gli occhi e le orecchie di Kfor».
La missione della Nato ha compiuto vent’anni. Come sono visti oggi i militari italiani, in una realtà che rimane complessa?
«Gli uomini e le donne con le stellette continuano a godere di stima e popolarità, grazie alle relazioni con la popolazione civile costruite sin dal primo momento. È il frutto della nostra presenza capillare sul terreno. Le nostre pattuglie e i nostri team che operano nella regione occidentale del Kosovo dialogano con le comunità e le istituzioni del posto, per ascoltarne i bisogni e le preoccupazioni e contribuire alla ricerca di soluzioni».
I progetti di assistenza alla popolazione sono uno dei tratti che distinguono, come si sa, i soldati col tricolore. Quali sono stati i più importanti del 2019?
«L’Esercito, i Carabinieri e la Nato anche quest’anno si sono generosamente impegnati, realizzando decine di progetti a favore delle comunità di tutte le etnie del Kosovo, in quelle zone dove c’è maggior bisogno. La priorità viene data alla sanità e alle scuole, perché i giovani qui sono la maggioranza della popolazione e costituiscono senza dubbio il futuro della regione. Nei giorni prima di Natale sono state donate attrezzature sportive e computer a diverse scuole: gesti importanti perchè hanno fatto felici i ragazzi e le ragazze che le frequentano, e hanno consentito di migliorare la qualità e il ruolo sociale degli istituti scolastici in zone disagiate».
Come trascorrerete le feste in Kosovo?
«Le passeremo insieme alla nostra famiglia allargata, quella dei militari in missione all’estero che hanno ricevuto gli auguri e l’apprezzamento del Presidente della Repubblica. Siamo consapevoli e anche orgogliosi dell’importanza del lavoro che facciamo per il nostro Paese e per la sicurezza e la stabilità internazionale, e questo ci aiuta ad affrontare la distanza dalla famiglia vera». —
Francesco Dal Mas
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