La lettera a Emma Marcegaglia "Subito un ultimatum al governo"

Dal Nordest una nuova voce che si leva forte, e che attira immediatamente l'attenzione della ribalta nazionale. Lunedì scorso su la «Stampa», la lettera di Fiore Piovesana che pubblichiamo sotto è diventata lo spunto per l'editoriale di Mario Calabresi. E il quotidiano torinese, il giorno dopo, ha dedicato un'altra pagina ai temi più economici sollevati dell'imprenditore trevigiano. Piovesana, industriale del settore del mobile, guida la Camel International di Orsago. Ha scritto una lettera di grande intensità al presidente di Unindustria Treviso Alessandro Vardanega, perchè la trasmettesse alla leader di Confindustria Emma Marcegaglia. Con una richiesta precisa: un ultimatum al governo Berlusconi perchè esca dall'impasse in cui si è cacciato e affronti i problemi veri di imprese e lavoratori. Una protesta esplicita, come fu quella - partita propria da Treviso - contro il governo Prodi
Questo il testo della lettera-appello di Fiore Piovesana



Caro Presidente Vardanega,
Con alle spalle tre mandati di membro del Consiglio Direttivo di Unindustria mi sia permesso esprimere a te e al direttore che mi legge per conoscenza il mio profondo disagio e la mia rabbia controllata di cittadino prima che di imprenditore, per quanto sta accadendo nel nostro Paese.

Rientro ora da una delle tre manifestazioni fieristiche alle quali la mia azienda ha partecipato come espositrice in tre diverse aree del mondo fra gennaio e febbraio.
I costi, il dispendio di energie e di mezzi finanziari te li lascio immaginare da imprenditore coinvolto nell'export.

Ho voluto aggredire il 2011 con l'ottimismo della volontà e con la convinzione che possiamo e dobbiamo farcela sebbene "le assi del mondo scricchiolino"( Amleto).
Non esigo, né ho chiesto contributi pubblici.

Avrei solo voluto vedere vicino a me, nei padiglioni di Toronto, di Adison negli USA e di Birmingham un sistema Paese vivo, attento alle esigenze degli esportatori, compatto nella sua immagine del Made in Italy.

Ancora una volta registro grande solitudine e, da parte del governo, dubbi amletici su "I.C.E. o non I.C.E."che si risolvono in presenze scoordinate e di campanile all'interno degli stand fieristici.

Clienti e colleghi che incontro all'estero mi guardano, sorridono maliziosi per le notizie da basso impero che giungono dal nostro Paese e mi allertano sul Made in Italy che comincia ad arrancare sebbene essi continuino a guardare alla creatività delle nostre imprese con grande interesse e tenace speranza..
Rientro, sfoglio i giornali nella speranza(illusione?) che , insieme a me, chi ci governa abbia profuso energie per dare prospettive, per aiutarci a creare valore aggiunto ai prodotti, per mettere mano ad un fisco che penalizza e demoralizza il lavoro dipendente e soffoca le aziende , per mettere fine a quella "zona commerciale grigia" che le aziende sane rifiutano e dentro alla quale viene frullata almeno una parte della enorme evasione fiscale del nostro Paese.

Nulla di tutto questo bensì dichiarazioni di guerra del Presidente del Consiglio alla Magistratura, rigurgito di processi brevi , resoconti di festini e di intercettazioni, uomini e donne politiche impegnati allo spasimo per far valere la tesi del complotto giudiziario, il federalismo brandito come ultima clava per salvare un risultato elettorale anziché come strumento straordinario per una ripartenza in grande .

Come corollario , un Consiglio dei Ministri che si illude di rilanciare le sorti del Paese attraverso una serie di Decreti aventi come oggetto la modifica di alcuni articoli della Costituzione.

Dibattiti in Parlamento con provvedimenti concreti e regolamenti chiari e incentivanti, provvedimenti su criticità specifiche, tagli non furbeschi alla spesa pubblica, riduzione dei carrozzoni improduttivi, taglio alle unghie delle corporazioni professionali: neppure l'ombra.
Rientro in ufficio, analizzo alcuni trend aziendali e scopro che:

a- L'aumento delle materie prime sta imprimendo ai materiali che utilizziamo nella filiera del mobile aumenti medi del 7-10%

b- La nuova impennata del greggio fa lievitare il costo dei trasporti di almeno il 10% che, per un'azienda che utilizza trasporti su gomma per lunghe distanze, rappresenta una voce importante.

c- Tendono sempre a crescere i dazi doganali sui mobili esportati in Russia, problema per il quale avevamo chiesto a suo tempo al Presidente del Consiglio di utilizzare i suoi buoni rapporti con Putin verso una soluzione più favorevole. In questi giorni anche l'Ucraina, partner privilegiato del mobile Made in Italy, segnala un raddoppio dei dazi doganali come gesto di allineamento a quelli russi.
d- I clienti sparsi nel mondo, stimolati da cenni di ripresa appena percettibili, mi dicono chiaramente che un aumento sui prezzi del prodotto significherebbe uno stop immediato del trend positivo e li spingerebbe verso altri fornitori.
Dunque, visto che ho deciso di non aumentare la mia competitività chiedendo alla Cina di farmi prodotti con il marchio Made in Italy, sarò costretto a ridurre ancora i già esigui margini; non intendo infatti chiedere ulteriori sacrifici al personale già pesantemente penalizzato.

e- Anche l'ultimo dei miei 40 dipendenti ha chiesto un anticipo, se possibile totale, del Trattamento di fine rapporto in quanto non ha più risorse di risparmio per rinnovare gli elettrodomestici o per fare un acquisto straordinario. Un brutto sintomo, poco evidenziato dai media, che fa riflettere sul presente e, soprattutto, sul futuro di questi lavoratori.

La lista delle criticità in agguato potrebbe allungarsi ma suppongo che tu l'abbia ben presente grazia alla possibilità che ti è data di sentire quotidianamente il polso degli iscritti.

Di fronte a questo quadro ritengo che la nostra categoria, attraverso il Presidente di Confindustria, debba avere un reale sussulto di credibilità e, lasciamelo dire, di dignità.

In questi mesi si sono sentiti mugugni, frasi dette e non dette, qualche uscita coraggiosa smentita o addolcita il giorno seguente.

Non è più tempo di piccole scorribande diplomatiche preoccupate di non disturbare il manovratore dell'economia o di contribuire alla resa dei conti dell'uomo solo al comando. E' stato superato ogni limite di decenza.

Con determinazione e risolutezza, senza intorbidire le acque e senza avvelenare più di quanto già lo sia il clima politico è urgente che Emma Mercegaglia dia al Presidente del Consiglio e all'Esecutivo un ultimatum senza appelli: o risolvono in pochi giorni i loro problemi interni e nei rapporti con la Magistratura per poter riprendere in mano la situazione oppure dichiarino ufficialmente la loro impossibilità ad uscire da un labirinto politico-giudiziario nel quale si sono cacciati da soli non perché ve li abbia spinti il Paese.

Non dimentichiamolo, pochi anni fa, quando il Governo Prodi usò la mano pesante con i piccoli imprenditori, Unindustria Treviso chiese alla categoria una manifestazione di piazza a sostegno dei colleghi. Fu un evento che suscitò scalpore ma che molti di noi ritennero doveroso per dire che non bisognava andare oltre.

Senza ricorrere a manifestazioni di piazza già inflazionate in queste settimane sono fermamente convinto che UnindustriaTV, per tanti aspetti all'avanguardia nell'impegno a 'lavorare con' anziché a 'dichiarare guerra a'( si veda il significativo protocollo d'intesa firmato in questi giorni con TUTTI i sindacati), debba chiedere con autorevolezza, forte dei suoi iscritti, al Presidente Nazionale di rompere gli indugi e far capire al Governo che la misura è colma.

Se nei prossimi giorni non registrerò qualcosa che mi faccia recuperare un po' della fiducia che ho sempre avuto per le nostre organizzazioni di categoria, sarò costretto a staccare la spina da Unindustria e a blindare la mia solitudine con un silenzio che almeno mi consenta di essere in pace con la mia coscienza di cittadino umiliato che prova vergogna di quanto sta succedendo.

Ti saluto e ti auguro di proseguire sulla linea che hai tracciato e stai mantenendo.
Fiore Piovesana
Camelgroup
Orsago

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