La donna disperata: «L’ho ucciso»

È rinchiusa nel suo appartamento di via Canova a Dosson, Federica Dametto, la barista di 37 anni accusata di aver travolto e ucciso Enrico Scarabello. In quelle stanze, che condivide con il compagno, la giovane donna è agli arresti domiciliari. Nell'immediatezza del fatto, a causa dell'alterazione alcolica, Federica sembrava non aver capito la gravità di quanto aveva commesso al volante della Rover bianca intestata al compagno. Davanti ai militari aveva pronunciato frasi sconnesse. Solo con il passare delle ore, nella trentasettenne è maturata la consapevolezza del suo gesto. Federica ha capito. Ora piange senza sosta e ripete: «Ho ucciso un uomo». A Dosson, non molti conoscono Federica. Nel quartiere residenziale di via Canova è arrivata da qualche tempo assieme al compagno. La trentasettenne è originaria di Paese, dove è cresciuta. Ha lavorato in vari negozi e locali, come commessa e come barista. Tra le sue ultime occupazioni, quella in un pub di Spresiano che ha aperto all'inizio dell'estate. Ma Federica non lavorava già più là. Su Facebook, alcune foto la immortalano proprio dietro al bancone, intenta a preparare cocktail. «Ho l'arroganza dei timidi e la timidezza degli arroganti. Non mi annoio mai perché mi annoio sempre», scriveva Federica presentandosi sul social network. Una ragazza spontanea, bella ma anche molto sensibile. Così viene descritta la trentasettenne da chi la conosce. Una sensibilità che da giovedì notte è messa a dura prova da un evento che è andato a sconvolgere la vita della barista e di coloro che le stanno accanto. (ru.b.)
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