La crisi dell’automobile affossa la manifattura Perdite per 118 milioni

treviso. Si sta per chiudere un anno di crisi vera e propria, più che di “ripresina”: anche la manifattura trevigiana nel 2019 ha mostrato un pesante segno meno, con un crollo dell’1,2 per cento delle esportazioni nei primi nove mesi, rispetto allo stesso periodo del 2019. Significa che le aziende trevigiane hanno venduto per 118,1 milioni di euro in meno rispetto all’anno scorso. Un calo che non ha confini, perché soffrono sia gli stati dell’Unione Europea, che chiudono i primi nove mesi a meno 0,3 per cento, sia i paesi Extra Ue, con il loro meno 2,8 per cento. La manifattura scende sotto il tetto dei 10 miliardi di export: dai 10,016 del 2018 ai 9,897 di quest’anno. A soffrire di più sono il tessile (meno 7,9), il legno (meno 5,1) e la produzione di macchinari e apparecchiature (meno 3,1).
Nelle dinamiche dell’export trevigiano non vi è traccia dell’effetto Brexit, anzi, il Regno Unito è tra le poche aree al mondo a mostrare segnali di miglioramento, con un più 4,8 per cento. Mentre è evidente la flessione della Germania, principale mercato di destinazione dei prodotti trevigiani, che ha ridotto le importazioni dello 0,7 per cento. E le conseguenze della crisi dell’auto rischiano di essere ancora più pesanti nei prossimi mesi. Nella Marca diverse imprese dell’automotive stanno iniziando a soffrire la crisi del settore (la Sole di Oderzo non sta rinnovando i contratti a termine, la Irca è ricorsa alla cassa integrazione). «Molte delle nostre aziende riescono a stare a galla grazie ai successi degli anni scorsi, quando il comparto andava forte» commenta Vendemiano Sartor, presidente di Confartigianato. «Il problema è la transazione dal diesel all’elettrico, che non può avvenire in tempi brevi. Quello che sta accadendo adesso, però, rischia di frenare inutilmente i consumi: la crociata contro il diesel, spesso emotiva e irrazionale, induce i potenziali compratori di automobili a temporeggiare. Tutte le case automobilistiche stanno accelerando in direzione dell’elettrico, ma l’equilibrio tra domanda e offerta è ancora lontano. Per incentivare la transizione all’elettrico suggeriamo di incentivare anche le buone pratiche domestiche, con contributi, per esempio, alle ricariche a casa. Se non vogliamo trovarci in carenza di energia elettrica tra qualche tempo, anche le produzioni autonome dovranno essere incentivate». Una nota positiva? Le esportazioni nel corso del 2019 sono cresciute a doppia cifra in Spagna, con un più 11,4 per cento che compensa, solo in parte, le perdite sofferte altrove. —
Andrea De Polo
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