Insulti ai vigili sul web Dodici persone indagate

Sono stati bersagliati da ogni genere di insulti: “bastardi” e “infami” sono quelli che, benché gravi, si possono riportare. E questo, solo perché una pattuglia della polizia locale di Treviso aveva “osato” effettuare un controllo stradale e rifilare una multa al conducente. Quest’ultimo aveva filmato l’intervento e poi l’aveva postato su Facebook, esponendo così al pubblico ludibrio i vigili urbani, scatenando una sorta di gara a chi offendeva di più gli agenti della polizia locale. L’inchiesta della procura della Repubblica di Treviso, coordinata dal pubblico ministero Mara De Donà e condotta dagli agenti della polizia postale di Treviso, nel giro di pochi mesi ha permesso di iscrivere nel registro degli indagati, con l’ipotesi d’accusa di diffamazione, una dozzina di persone, quattro dei quali residenti nella Marca, gli altri nel resto d’Italia.
La posizione più grave è quella dell’autore del video e della pubblicazione dello stesso sul proprio profilo Facebook, il figlio di un noto ristoratore del centro di Treviso. Per lui, oltre all’accusa di diffamazione, contestata anche agli altri che hanno partecipato al “tiro al piccione” con offese pesanti, anche quella di oltraggio a pubblico ufficiale.
Il fatto avviene lo scorso dicembre. Un pomeriggio, una pattuglia della polizia locale, posizionata sul Put, ferma per un’infrazione un’automobile. Alla guida c’è un trevigiano, figlio di un noto ristoratore del centro di Treviso. Quest’ultimo, a quanto pare, non gradisce il controllo dei vigili urbani e filma l’intervento con relativa contestazione. Tutto pare finire lì. Ma pochi giorni dopo, a gennaio, l’automobilista trevigiano posta su Facebook il filmato dando avvio ad una vera e propria arena con bersaglio la pattuglia della polizia locale che aveva “osato” effettuare il controllo.
I commenti sono irriferibili. All’arena partecipano non soltanto i trevigiani ma anche gente di tutta Italia. Ognuno dice la sua. I più sfegatati non risparmiano veri e propri insulti nei confronti dei vigili urbani di Treviso, che pur avevano semplicemente fatto il loro mestiere. L’episodio viene segnalato in procura. Il pubblico ministero Mara De Donà apre un fascicolo con l’ipotesi d’accusa di diffamazione. Al figlio del ristoratore del centro viene contestata anche l’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale. A condurre le indagini sono gli uomini della polizia postale di Treviso. Tra i vari utenti del web che partecipano al tiro al piccione ed esagerano con le loro esternazioni ci sono almeno una dozzina di persone. È su di loro che si concentra l’attenzione degli investigatori della polizia postale. Molti di loro hanno dei “nickname” (un soprannome) ma vengono comunque individuati. Cinque sono della provincia di Treviso, gli altri da ogni parte d’Italia.
Uno addirittura di Palermo. Vengono tutti indagati per diffamazione, l’autore del post, che ha innescato l’arena di insulti, anche per oltraggio. L’inchiesta è alle battute finali e sta per essere chiusa con il conseguente avviso di conclusione delle indagini.
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