«Inquilini restiamo tutti uniti: ce la faremo a superare il buco»

«Quando sono arrivato, nel febbraio dello scorso anno, ho trovato l'anarchia: i bilanci non c'erano o c'erano solo in parte, le fatture da pagare giacevano da anni, ognuno andava per proprio conto. Ho cercato di mettere un po' d’ordine, ma non è facile in un condominio che è come una piccola città, con 19 piani e un centinaio di famiglie da seguire. Ora, a distanza di mesi, ho maturato una convinzione: che ce la faremo. Ma rivolgo un appello agli inquilini: restiamo uniti e lavoriamo insieme».Giancarlo Vetromile Ricciulli, 66 anni, un passato di agente immobiliare, è oggi l'amministratore di condominio più famoso d'Italia. Lo cercano tutti, stampa e colleghi, e tutti per lo stesso motivo: l'invenzione dell'ascensore a pagamento. Un sistema che Ricciulli ha applicato al grattacielo di via Pisa con un obiettivo preciso: ottenere il versamento delle spese condominiali, perlomeno quelle correnti, impedendo ulteriori scoperti in un palazzo che ha un arretrato di 350 mila euro. E molti altri amministratori gli telefonano perché vogliono sperimentarlo a loro volta.
La misura è scattata giovedì scorso, sta funzionando signor Ricciulli?
«Eccome se funziona. Da giovedì sono subito arrivati i pagamenti. Sia chiaro: la tessera non ha costo, ciascuno dà secondo le sue disponibilità. Ne ho distribuite due per famiglia e c’è chi ha richiesto la terza che costa invece 7 euro. Con le somme che entrano riesco a pagare i fornitori: c'è chi aspetta da anni. In giacenza una fattura del 2004, di 14 mila euro. Ma la tessera serve anche alla sicurezza»
Quale sicurezza?
«In questo modo l'accesso ai piani è riservato ai residenti. Si evita che si introducano estranei o malintenzionati e che l'ascensore venga usato in modo improprio».
Alcuni inquilini, però, non l'hanno presa bene.
«Finora chi ha votato contro nelle assemblee sono per lo più le persone che hanno i debiti, sempre i soliti peraltro».
C'erano alternative all'ascensore a pagamento?
«Come no. La legge consente di tagliare l'acqua calda o di intervenire sul riscaldamento. Ma lasciare le persone al freddo non mi sembra una soluzione condivisibile. E poi chi non paga continuerebbe a non pagare».
Come le è venuto in mente di intervenire sull'ascensore?
«Guardi, in passato ho lavorato con grosse multinazionali: sono stato abituato ad analizzare i problemi e fare previsioni conseguenti. Ho applicato questo sistema al grattacielo di via Pisa. Mi sono trovato a lavorare in aziende che avevano un passivo di 4 miliardi e a raddrizzarle portandole in attivo per la stessa cifra. Ma per raggiungere questi risultati è importante remare tutti insieme. Uniti ce la faremo».
Ha in mente qualche altra soluzione fantasiosa?
«A dire il vero sì, ma è presto per parlarne».
L'ascensore a pagamento consente di coprire le spese correnti. E per l'arretrato?
«Ah, quello è in mano agli avvocati. Ci sono 8 appartamenti messi all'asta. Gli introiti serviranno a coprire il buco o comunque una parte. Ma i tempi non sono brevi, le aste si terranno nel 2014».
Ricciulli, dica la verità: ma chi glielo ha fatto fare?
«Io vivo qui, qui sono proprietario e qui vive un sacco di brava gente. La stragrande maggioranza di inquilini è fatta di brave persone, che versano regolarmente le quote e hanno diritto a veder tutelate le loro proprietà. Tutta l’attenzione che è stata rivolta a questo edificio, mi fa pensare che qualcuno, in qualche modo, abbia interesse a specularci».
Sabrina Tomè
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