Influenza suina, paziente in gravi condizioni al Ca' Foncello di Treviso

TREVISO. Al di là di ogni previsione l’influenza continua a colpire la Marca. L'ultimo caso riguarda un uomo adulto ricoverato al Ca’ Foncello in gravi condizioni. Ha contratto il virus dell’A H1N1, la cosiddetta suina, ricomparsa in Italia dopo otto anni.
Il caso segue di qualche settimana il ricovero di una giovane donna che, dopo essere stata colpita dal virus influenzale, ha sviluppato la miocardite, una seria infiammazione cardiaca. «L’emergenza dell’epidemia influenzale si è spenta in termini di grandi flussi e numero di degenze ma registriamo ancora casi problematici.
Possiamo dire che la curva sta scendendo ma purtroppo non è ancora finita», spiega Roberto Rigoli, primario della Microbiologia dell’Usl 2. Complice il grande freddo e un’anomala circolazione dei ceppi virali, il 2018 verrà ricordato come l’anno record per numero di contagi (più 30% rispetto alle annate precedenti) e un incremento dei ricoveri legati all’influenza.
Per la prima volta al Ca’ Foncello è stato infatti creato un reparto speciale per gestire l’epidemia stagionale mentre il Pronto soccorso si è trovato a fronteggiare un 10% in più di accessi giornalieri. Ma c’è un altro aspetto che desta l’attenzione dei medici: la tipologia di pazienti che è stata ricoverata per le pesanti complicanze da influenza. La fascia degli over 65 viene considerata la più a rischio a causa di malattie croniche e salute precaria, ma quest’anno si sono verificati casi gravi anche tra i giovani adulti senza patologie pregresse. Una spia accesa.
«In questo momento stanno circolando entrambi i ceppi, A e B, indubbiamente questo è stato un anno impegnativo per massa e comparsa del virus, nonché per il suo prolungarsi nel tempo», conferma Rigoli.
Il monitoraggio dell’andamento epidemico condotto dal Dipartimento di Patologia Clinica di Treviso ha permesso di raccogliere informazioni importanti. Tramite un tampone nasale è stato fatto lo screening di oltre mille pazienti che si sono rivolti al Ca’ Foncello con sospetta influenza virale. I dati verranno studiati per decretare le future strategie di prevenzione. Qualche informazione già emerge. Osservando l’andamento dei ceppi in circolazione si nota un fenomeno nuovo: «Vediamo che il virus A, legato alla suina, quest’anno è arrivato in anticipo, così come il virus B.
Entrambi si sono presentati a gennaio e, a febbraio, si è verificata una coda di A. Questa concentrazione ha dato meno casi severi ma, quantitativamente, ha colpito di più», commenta Rigoli. E pure il clima rigido ha contribuito ad aggravare il quadro. La fine del picco prevista per il 10 febbraio si è prolungata. Mentre l’influenza A (H1N1 e H3N2) andava spegnendosi ecco che a guadagnare terreno c’era l’influenza B con tanto di variante “Yamagata” non coperta dal vaccino trivalente. A complicare il tutto la comparsa delle infezioni da virus respiratorio sinciziale (per il quale non è prevista copertura vaccinale) che ha causato problemi soprattutto a neonati e anziani.
«Dobbiamo attrezzarci maggiormente per spingere le vaccinazioni sia sul fronte esterno che interno, tra i nostri dipendenti, per arrivare a fare massa critica e a diminuire il più possibile i contagi anche tra il personale. Inoltre, occorre lavorare sul territorio per promuovere la prevenzione e di riflesso alleggerire l'ospedale», dice il direttore generale dell’Usl 2 Francesco Benazzi.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








