Storie d’inflazione, le preoccupazioni dei commercianti: «I clienti comprano sempre meno»

L’allarme di un ortofrutticolo di Villorba, alle prese con verdure rincarate fino al 70% e 4.500 euro di bollette al mese per due attività. E le famiglie tagliano le spese: il carrello settimanale arriva a 240 euro

Mattia Toffoletto
Matteo Frison in negozio
Matteo Frison in negozio

«I prezzi delle verdure sono alle stelle. Prima il caldo eccezionale, poi i blocchi dei tir. E le famiglie, benché vengano ogni giorno in negozio come prima, acquistano poco e spendono meno». Matteo Frison, 28enne di Fontane, è titolare dell’ortofrutta Dal Ceo nella frazione di Villorba e del locale Malia in Strada Ovest. «Riesci a campare con quello che hai messo da parte gli anni scorsi: se si continua però così, non so come andremo a finire. Per un negoziante, lavorare è sempre più difficile. Io ho due attività, sono l’unico titolare e conto sette dipendenti in tutto da pagare ogni mese», lo sconforto del giovane fruttivendolo. Sul piatto anche i rincari degli ortaggi, iniziati in estate con le temperature africane e proseguiti con i mancati arrivi dei tir al Nord della scorsa settimana.

Frison, il carovita mette in difficoltà anche i commercianti: che appello fare al governo?

«Agevolazioni, aiuti in generale, per i piccoli negozianti. Altrimenti in futuro resteremo pochi e coprirà tutto la grande distribuzione».

Quali voci di spesa tormentano di più?

«Le bollette, mi riferisco all’energia elettrica, e il carburante. Nel primo caso, per il negozio consumo tanto a livello di corrente: impatta il frigo, essenzialmente. Ogni mese mi vanno via 1500 euro. Al Malia, si sale a 3000. Fruttivendolo e locale in Strada Ovest, di conseguenza, sommano 4500 euro al mese per la sola corrente. Il gasolio pesa 300 euro alla settimana: facciamo anche consegne a domicilio, il furgoncino si sposta parecchio».

Il polso della situazione in negozio?

«La gente è spaventata. Se gli ingressi dei clienti sono gli stessi di prima, cambia invece la quantità di merce acquistata. Si spende meno, si è più attenti. L’incasso medio ne risente. Ed è il primo problema con cui stiamo facendo i conti in questo momento in negozio. L’altro è legato ai rincari delle verdure».

Quali prodotti sono aumentati di più?

«Per gli ortaggi, un po’ tutto. Rispetto all’anno scorso, gli incrementi medi sono del 50-70 per cento. I pomodori, in particolare, sono andati alle stelle: più 100 per cento nel confronto con 12 mesi fa. Ma costano tantissimo anche zucchine e melanzane. Carissime per negoziante e clienti».

Un esempio calzante?

«Torniamo ai pomodori. Ora all’ingrosso li trovo a 8-9 euro al chilo. Se li pago a 9, poi in negozio li metto a 9,90. Vi rendete conto del margine? Lavorare così diventa sempre più difficile».

Le cause dei rincari?

«Negli ultimi mesi, è successo di tutto. Prima il caldo africano, che ha impattato su tutte le verdure. Negli ultimi giorni, pure i blocchi dei tir al Sud. Il risultato è che ci ritroviamo con ulteriori rincari. Mi riferisco ai pomodori, soprattutto. Ma anche altri ortaggi, come zucchine e peperoni, che ci arrivano dal Sud. Gli aumenti si trascinano da tempo, direi più nella verdura che nella frutta. La conseguenza è che i clienti comprano meno e gli incassi piangono».

Lei è titolare di due attività: quali pensieri all’orizzonte?

«Andare avanti così è sempre più complicato. Il margine purtroppo è quello che è, mi aiuta quello che ho messo da parte gli anni scorsi. Così però non si può andare avanti all’infinito. Occorrono agevolazioni, per un negoziante di prossimità lavorare diventa sempre più difficile. Fra il fruttivendolo di Fontane e il vicino locale in viale della Repubblica, conto sette dipendenti. Ho iniziato come imprenditore a 19 anni, ho creduto in questo lavoro. Ma devi fronteggiare tante difficoltà e rincari imprevisti. Servirebbero più sostegni. Anche perché le famiglie sono spaventate e il futuro non è roseo».

L’architetto: «Chi investirà sulla casa?»

«Quattro anni fa decisi di tornare a lavorare, dopo aver fatto la scelta di fermarmi dieci anni per dedicarmi ai figli. Quattro anni dopo, con questi chiari di luna, il pensiero è che non avrei potuto fare scelta migliore. Siamo preoccupati per i prossimi mesi, fra caro gasolio e spesa alle stelle».

Paola Rossi con la famiglia
Paola Rossi con la famiglia

La riflessione di Paola Rossi, 53enne architetta di Ponzano e madre di tre figli, è la perfetta sintesi dell’allarme carovita, guardando anche ai prossimi mesi. Famiglia di cinque componenti, marito e moglie che lavorano. E l’incertezza come parola chiave verso l’inverno. Nella chiacchierata i timori si intrecciano con i consigli per alleggerire il meno possibile il portafoglio.

Architetto Rossi, come impatta il carovita?

 

«Pesantemente, eccome se si sente. Dal costo del carburante, al punto da preferire spesso il bus e rinunciare agli spostamenti in auto inutili, alla spesa al supermercato, tanto da ricorrere al discount o agli acquisti direttamente dal produttore per gli ortaggi. Almeno qualcosa si risparmia».

Quanto incide la spesa?

«Le cifre dicono tutto. Se quattro anni fa, per la spesa settimanale al supermercato, bastavano fra i 160 e 180 euro, ora lo stesso quantitativo ne richiede 240. E tutto sta ancora aumentando. Il prezzo della pasta è cresciuto tanto negli ultimi anni, anche la carne costa tanto. Cerchi di scegliere tagli che costano meno, qualcosa nel prezzo riesci a limare anche dal macellaio. Ma è eloquente il costo del petto di pollo, un pezzo di carne anche banale: ora ti chiedono 13 euro al chilo, fino a poco tempo fa te ne bastavano 8. E alla carne non si rinuncia. All’iper evito i prodotti di marca, magari punto su quelli con il marchio del supermercato. La qualità non cambia e paghi meno».

Bollette: quanto pesano?

«La fortuna è contare su un impianto fotovoltaico per le ore di sole, scelta fatta 15 anni fa in tempi non sospetti. Ma è solo una voce nel bilancio familiare. C’è tutto il resto, che incide tanto. Quattro anni fa decisi di tornare a lavorare come architetta dopo 10 anni di stop per fare la mamma. Sono anche consulente per una società di ingegneria. E mai scelta fu più opportuna, pensando ai rincari con cui facciamo i conti. Due stipendi entrano ogni mese, i due figli più grandi fanno già qualche lavoro per pagare l’extra. Per i prossimi mesi, però, si naviga a vista».

A cosa si riferisce?

«Al fatto che sono una libera professionista. Il timore è che, con certe impennate dell’inflazione, il mio settore possa risentirne. Lavori e ristrutturazioni non urgenti potrebbero essere rimandati a tempi migliori. Ci potrebbe essere minore interesse a investire. E, soprattutto, minori disponibilità. Con la priorità data ad altre spese».

Qualche suggerimento per risparmiare?

«Per il caro carburante, ci si aiuta anche tra famiglie. Se la figlia condivide l’attività sportiva con un amico, ecco che una volta del passaggio in auto mi occupo io e quella dopo la mamma dell’amico. E, sempre per i figli, abbiamo privilegiato gli abbonamenti dell’autobus».

Opzioni per la spesa?

«Ho sempre spiegato ai figli, fin da quando erano piccoli, che al prodotto di marca si può anche rinunciare. Puoi trovare prodotti di pari qualità, spendendo anche meno. Al di là dei discount, il negozio di prossimità spesso ti aiuta. Penso al macellaio o al coltivatore diretto. Qualcosa si riesce sempre a risparmiare».

E per il futuro?

«Per quello che si legge e sente, siamo preoccupati. La fortuna è che siamo in due a lavorare, mio marito è dipendente per una multinazionale. I rincari però pesano e il futuro pone tanti interrogativi».

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