In 200 per dire «no» alle lezioni omosex

Le associazioni cattoliche al Comune: «Vogliamo la lista delle scuole che parlano di gender, lì non manderemo i nostri figli»
Di Alessandra Vendrame

A scuola si insegna che una famiglia è possibile anche dove c’è un amore omosessuale? Noi ritiriamo i figli. È il messaggio che ieri hanno lanciato quasi duecento persone, tra genitori e militanti dell’associazionismo cattolico.

In marcia a mezzogiorno, sotto il sole cocente, dalla chiesa dei Carmelitani fino al duomo per reclamare il diritto naturale della famiglia alla scelta dell’educazione per i propri figli, educazione sessuale inclusa. Duecento persone si sono messi in moto decise a mettere i puntini sulle “i” sulla questione dell’educazione alla sessualità e della diversità di genere tra i banchi. Giunti davanti all’ex tribunale hanno preso carta e penna firmando un documento, il primo atto di una mozione «concernente le iniziative per la promozione della famiglia». Destinatario: il consiglio comunale di Treviso. Mittenti e alleati della levata di scudi: il Movimento per la vita, il Centro aiuto alla Vita le associazione “Manif pour tous” e “Agesc” (Genitori scuole cattoliche) e il laboratorio Cristiano Sociale.

L’adunata, sotto il segno del diritto a dire un secco «no» alla “propaganda” in atto sulla questione del gender è passata dalle parole ai fatti al termine di un convegno che sulla questione ha visto prender parola anche l’europarlamentare dei popolari Elisabetta Gardini. Nessuna caccia alle streghe nella presa di posizione, dicono: «È legittimo e condivisibile che nelle scuole si insegni a non discriminare sulla base dell’orientamento sessuale o di qualsiasi altra caratteristica o credenza della persona», si legge nel documento. Ma c’è un ma: «In tutto il Paese, con il pretesto di combattere gli stereotipi, si stanno moltiplicando i casi di aperta propaganda contro la famiglia naturale, soprattutto nel mondo scolastico, con proiezione di film e materiali che denigrano la famiglia proponendo come equivalenti altri tipi di relazione». Da qui la raccomandazione messa ben in chiaro al Comune di aprire la porta alle famiglie mettendole nelle condizioni di poter scegliere, o di dire no: «Chiediamo di assicurare che in tutti gli atti della Giunta che interessano la scuola sia assicurato il rispetto del principio del primato educativo dei genitori, unitamente al diritto di essere informati in modo preventivo e adeguato dei programmi educativi nelle scuole e al diritto degli scolari e studenti di usufruire di attività alternative qualora i programmi scolastici contrastino con il progetto educativo della famiglia». La raccomandazione al consiglio comunale è quella di non trovare tra i banchi delle scuole primarie e medie della città brutte sorprese durante le ore di educazione sessuale. Contenuti per ragazzi dove potrebbe far capolino «la piccola storia di una famiglia di due mamme», o il suo ingresso «una mamma che ti può far crescere nella sua pancia o in un bicchierino come in un’astronave». Esempi di identità di genere incorniciate qualche mese fa dai libretti di educazione alla diversità di genere pubblicati dall’Unar, l’ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del ministero della pari opportunità.

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