Il vigneto “museo” che salva e coltiva il Dna del Prosecco

Il Prosecco riscopre la sua anima. Un tuffo nella storia tra le Rive di Valdobbiadene, una scommessa – molto romantica – che farebbe felice anche il poeta delle colline, Andrea Zanzotto: mettere a dimora un vigneto “museale”, in cui coltivare barbatelle realizzate col legno prelevato dai ceppi storici. È l’idea della cantina Ruggeri di Valdobbiadene, sposata dal Consorzio di Tutela Docg e da Veneto Agricoltura. Zanzotto guardava con tristezza ai moderni filari, industrializzati e standardizzati come tanti “cimiteri inglesi”. Per il poeta, un vigneto è un insieme di pali che sorreggono altri pali, una metafora del lavoro (e della fatica) del mondo contadino. E così sarà l’esperimento della Ruggeri: tornare a cento anni fa, quando è iniziata l’epopea del Prosecco. Lo spiega con entusiasmo il titolare, Paolo Bisol: «Abbiamo molti fornitori da Valdobbiadene e dintorni. Alcuni di loro possiedono ancora viti antiche, cent’anni o più, in grado di dare dell’ottimo vino. Un patrimonio storico e culturale di immenso valore. Siamo affascinati da questo aspetto, e abbiamo deciso di recuperare il legno di queste antiche viti e di impiantare un piccolo vigneto museale nella nostra proprietà». In primavera il via ai lavori. I tecnici del Consorzio sceglieranno alcuni tralci dei vigneti centenari sparsi lumgo le Rive, e li porteranno alla Ruggeri, che provvederà a innestarli su piante più giovani. Un museo all’aperto, sì, ma anche un vigneto in grado di produrre. Niente elicotteri dei pesticidi o abuso della chimica: anche la coltivazione seguirà i ritmi e i metodi di una volta. Ci vorrà del tempo, ma ne uscirà un vino robusto, ricco di minerali. «Non è il primo esperimento in questo senso», spiega Bisol, «Dal 2005 produciamo un vino denominato “Vecchie viti”, con l’uva dei filari più antichi tra quelli dei nostri fornitori. Ogni anno ne produciamo cinquemila bottiglie». Un amore, quello di Paolo Bisol per le vecchie viti, che si lega al rispetto per le generazioni di agricoltori che, sulle Rive, si sono rotti la schiena per fare grande Valdobbiadene: «Camminando in collina, restavo quasi intimorito dalle viti vecchie. Incuriosito, chiedevo al proprietario se conoscesse l'età della pianta. Qualcuno non sapeva, ma il più delle volte ottenevo notizie precise, perché uomini che adesso hanno tra i 50 e 80 anni ricordano perfettamente di averle sempre vedute, che il padre o il nonno le ha sempre viste, che il vigneto fu piantato nel 1918, o '19, o anche prima». Tralci che hanno visto la pace e la guerra. Tralci di cui ha parlato anche il New York Times, si riuniranno in un unico vigneto museale. Con la benedizione del professor Attilio Scienza, luminare della viticoltura: «Queste piante raccolte in un vigneto-collezione potrebbero rappresentare, oltre che una fonte preziosa di variabilità da utilizzare per la creazione di piante di Prosecco che associano caratteristiche di qualità a tolleranza ai virus, anche un materiale di studio per ricerche di biologia molecolare».
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








