Il vero scontro è sulla piazza di Mosnigo

MORIAGO DELLA BATTAGLIA. I cittadini di Moriago della Battaglia chiamati alle urne (poco più di 2.200 su quasi 2.800 abitanti) di sicuro non correranno il rischio di confondere i due programmi elettorali, marcatamente diversi.
Soprattutto nella visione delle opere pubbliche, come dimostrano i recenti scontri tra De Conti e Tonello sulla riqualificazione del centro di Mosnigo o la ristrutturazione della “Casa del musichiere” a Moriago.
Per la lista “Tonello sindaco” è naturale farsi forte dei numerosi lavori pubblici realizzati in questi cinque anni di amministrazione, dall’asfaltatura delle strade alla posa della rete fognaria, dall’impianto comunale di videosorveglianza al potenziamento dell’illuminazione pubblica. Così dopo la semina (cioè la realizzazione di opere), Tonello confida di passare al raccolto (cioè attività ed iniziative sociali e culturali) con il secondo mandato. «Abbiamo speso perché lo potevamo fare», spiega il sindaco uscente, «cioè in base alla capacità indebitatoria del Comune, ma soprattutto in base ai contributi regionali o provinciali ricevuti o agli accordi pubblico-privati suggeriti dai nuovi strumenti urbanistici. Fatte le opere, adesso possiamo investire nelle idee». Per questo Tonello punta sul turismo, indicando nel 2018 (il Centenario della fine della Grande Guerra) come obiettivo per rilanciare l'Isola dei Morti e i Palù. Da insegnante qual è, Lina De Conti usa subito la matita rossa: troppi debiti e poca condivisione con la popolazione. Per la lista “Moriago Mosnigo Civica”, infatti, Tonello ha investito circa 6 milioni di euro, portando i mutui del Comune a 3 milioni, ma non ha messo a norma antisismica, ad esempio, la scuola elementare tra via Roma e via Manzoni. De Conti rimarca, dunque, il no all’oneroso investimento per la “Casa del musichiere” (nuova sede della biblioteca) e, soprattutto, allo spostamento del monumento ai caduti e all’abbattimento del centro sociale di piazza Albertini a Mosnigo. Indice puntato anche contro il regolamento di polizia rurale («Bisogna tutelare la salute dei cittadini e regolamentare le attività produttive nei vigneti») e contro i servizi persi. Per Lina De Conti, infatti, «i tanti soldi spesi in questi cinque anni non hanno portato a un miglioramento della qualità della vita». (g.z.)
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








