Il ritiro di Colomberotto: «È un bluff»

di Davide Nordio
VEDELAGO
Polo agroindustriale di Barcon: giochi davvero chiusi dopo l'annuncio dell'imprenditore Loris Colomberotto di sfilarsi dall'impresa? A chiederselo sono il Credito Trevigiano e i comitati che si oppongono al progetto, che finchè non vedranno nero su bianco la rinuncia continueranno a contrastare l'iniziativa. Che la partita non si sia chiusa definitivamente, lo testimonia anche la riunione della commissione provinciale Urbanistica e Ambiente prevista oggi al Sant'Artemio proprio per esaminare la proposta di accordo, ovvero dare una risposta a Colomberotto pronto a rinunciare a tutto per i ritardi di Comune, Regione e Provincia. All'appuntamento ha assicurato la sua partecipazione il comitato Barcon Viva. «Riteniamo opportuno – spiega il portavoce Ermes Dondoni – tenere alta l'attenzione sul tema anche dopo la presa di posizione di uno dei promotori del progetto. L'obiettivo è avviare una discussione su uno sviluppo sostenibile del territorio, che non lo snaturi irreparabilmente». Il ritiro di Colomberotto: un bluff. Il presidente del Credito Trevigiano, Nicola Di Santo, lunedì porterà il tema all'attenzione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Anche Di Santo attende una rinuncia ufficiale all'impresa. «Quanto annunciato da Colomberotto è ineccepibile – commenta – Il suo è un ragionamento da imprenditore che giustamente deve guardare al profitto e agli investimenti. E se le risposte tardano prende le sue decisioni». Di fronte a una crisi occupazionale che sta facendo sentire i suoi morsi anche sul territorio di Vedelago, una iniziativa di questo tipo sarebbe stata una boccata di ossigeno. «Piano – osserva Di Santo – prima di tutto è necessario fare una riflessione: è più importante preservare il territorio o creare opportunità snaturandolo per sempre. Inoltre questo progetto va veramente a risolvere i problemi occupazionali dei residenti? Circa i trecento nuovi posti di lavoro annunciati, mi sia permesso di osservare che forse è una stima un po' ottimistica: è vero, stiamo parlando di quello che dovrebbe essere il più grande macello d'Europa, ma quanti saranno i veri nuovi posti e quanti invece i travasi da altre aziende locali della stessa tipologia che inevitabilmente andranno in crisi». Anche Sinistra Ecologia Libertà ritiene, come sostiene il coordinatore provinciale Luca De Marco che «le dichiarazioni di Colomberotto da sole non siano sufficienti a bloccare l'iter del progetto». De Marco preferisce valutare con prudenza quanto annunciato dall'imprenditore, citando il caso delle vasche di espansione in riva al Piave su terreni di Colomberotto, che anche in questo caso, a fronte delle proteste «dichiarò di aver cambiato idea. Ma ci vollero altri mesi, nei quali i comuni rivieraschi si coalizzarono e scese in campo l'intero consiglio provinciale, perchè la Regione dichiarasse lo stop al progetto. È dunque necessario che al più presto siano gli enti pubblici, a cominciare da Comune di Vedelago e Regione, a mettere la parola fine all'operazione Barcon e salvare i 90 ettari di territorio agricolo a rischio cemento».
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