«Il riscaldamento? Chiuso durante le funzioni feriali»
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Il caro bollette colpisce insomma anche le parrocchie, creando serie difficoltà a chi si trova a gestire aumenti fino al 50 per cento e oltre. La questione riguarda la luce elettrica in chiese, oratori, strutture sportive ma ciò che incide di più è il riscaldamento. Una piaga generalizzata anche se i sacerdoti cercano di resistere con l’obiettivo di mantenere le strutture aperte. Ma le misure drastiche annunciate dalla parrocchia di Godego non sono le uniche: «Le porte della chiesa sono sempre aperte ma per riuscire ad affrontare le spese abbiamo chiuso il riscaldamento nelle messe feriali mentre la domenica accendiamo un’ora prima in modo da avere un po’ di tepore» dice il parroco di Cessalto don Mauro Gazzelli, che precisa però come l’intera comunità si sia adattata, tenendo cappotti, sciarpe e berretti. L’alto numero dei contagi e le quarantene hanno invece spinto il parroco a ridurre le attività in oratorio, catechismo compreso, per cui qui il riscaldamento è rimasto perlopiù spento. «Nonostante questo mi è arrivata un bolletta di 900 euro con l’aumento di almeno il 35 per cento rispetto a quello che eravamo abituati a pagare».
Il problema rischia di esplodere non appena si tornerà al ritmo normale di incontri e riunioni. Le cose a Cessalto sarebbero andate ancora peggio se tre anni fa, con lungimiranza, la parrocchia non si fosse dotata di luci a led, in modo da ridurre le spese per l’energia elettrica. Un’altra questione spinosa riguarda il calo di entrate, a causa del ridotto afflusso di fedeli alle funzioni religiose, anche per i posti contingentati. Confidando nella Provvidenza, i parroci trevigiani dimostrano però di saper applicare anche il motto “Aiutati che Dio ti aiuta” e hanno, prima della pandemia, firmato accordi con l’Aim, società di distribuzione di luce e gas, mettendo insieme le forze e ottenendo sconti in bolletta. Lo conferma il parroco della chiesa Votiva, don Paolo Pigozzo che pur riscontrando importanti rincari, è riuscito a contenere i danni: «Con la Diocesi di Treviso abbiamo fatto da anni un gruppo di acquisto che raduna tante parrocchie, stipulando un contratto con il fornitore che ha limitato il rincaro, in particolare del gas». Ciò non toglie che si debba stare attenti nel gestire gli impianti, pur senza limitare funzioni religiose o attività pastorali. Nel caso della Chiesa Votiva, il fotovoltaico installato anni fa aiuta a contenere i costi dell’elettricità, mentre il riscaldamento comporta più problemi nella chiesa, molto grande e dotata di un impianto vecchio, a pavimento, che richiede l’accensione 24 ore su 24. «In oratorio» precisa don Pigozzo, «siamo passati dai 2.000 euro mensili a 3.500 ma senza il gruppo di acquisto diocesano sarebbero stati 5.000, mentre in chiesa i 3.500 mensili sono diventati 5.000 mensili, che sarebbero balzati a 6.700 senza accordo». Questi rincari comunque pesano sulle comunità parrocchiali; nel caso della Votiva significa che alcuni lavori di manutenzione previsti e per cui erano stati messi da parte dei fondi, sono saltati per coprire le bollette. «Tutte spese, comunque, sostenute da chi, nella comunità, partecipa responsabilmente e dona con generosità, sapendo che né il gas, né i soldi arrivano dal cielo, come la grazia e lo Spirito» conclude con ironia il parroco a cui il postino ha già recapitato la nuova bolletta che altri sacerdoti attendono in questi giorni con preoccupazione. —
Laura Simeoni
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