«Il prof tornerà a scuola solo se vaccinato»
«A livello umano mi dispiace, ci parlerò. Non vaccinarsi è una scelta personale che rispetto. Per tornare in servizio, però, basta che si vaccini». Anna Durigon, preside reggente del Duca degli Abruzzi, non inferisce su Giuseppe Manildo, professore di filosofia del liceo di via Caccianiga, sospeso dal 10 gennaio perché non vaccinato e da questa settimana a digiuno per protesta.
Il docente del Duca è fra i 380 dipendenti scolastici No vax della Marca, cacciato da gennaio ovvero a casa, senza stipendio, perché inadempiente rispetto all’obbligo vaccinale introdotto dal 15 dicembre per insegnanti, amministrativi e bidelli.
La notizia dello sciopero della fame (il docente, ieri nell’intervista su la tribuna, l’ha motivato così: «io posso permettermi di rinunciare a qualche stipendio, ma altri no e stanno davvero rischiando la fame») ha fatto il giro in brevissimo tempo del liceo, considerato che il professore ha anticipato la propria decisione ai colleghi, avvisandoli via mail.
Uno sciopero che l’insegnante No vax ha voluto far coincidere con una data "significativa" per le sue posizioni antivaccinali: lunedì è scattato l’obbligo di profilassi per gli over 50 sul luogo di lavoro.
«Ci sono delle norme e la scuola le ha applicate», sottolinea Durigon, dirigente del Mazzotti e reggente da dicembre al Duca, «gli abbiamo dato tutto il tempo necessario, abbiamo fatto informazione preventiva. Conosco la sua posizione, ci avevo parlato. Il 10 gennaio, dopo le vacanze natalizie, non è risultato in regola: perciò è scattata la sospensione. Se però cambia idea e decide di vaccinarsi, verrà subito reintegrato». Ossia ritroverebbe il posto, ora occupato da un supplente.
La dirigente pare quasi tendere una mano al professore sospeso: «Non voglio commentare le sue dichiarazioni, ho rispettato la scelta di non vaccinarsi e di volerla portare avanti. Una scelta personale, rispettabilissima. Non critico, rispetto le scelte di ciascuno». Ma il professore in questione ha pure inviato una mail ai colleghi del Duca, condividendo la decisione forte del digiuno: «Credo il comportamento possa rientrare nel rapporto fra colleghi, non me la sento di giudicare», conclude Durigon.
Fra i colleghi ora in servizio al Duca, c’è pure Cristina Tranchese: «Rispetto le idee dell’altro e non mi esprimo in merito. La mail? Non ho avuto tempo per leggerla», taglia corto l’insegnante.
Il professor Manildo, nell’intervista, dichiara di aver sperato che il «rifiuto del Green pass» suo e di altri avrebbe «fatto fare marcia indietro al governo. Ma non è avvenuto. Allora ho pensato che dopo quasi due mesi fosse tempo di fare qualcosa in più». Poi aggiunge altre farneticazioni: «C’è qualcosa di contradditorio e moralmente inaccettabile nel pretendere che si debba firmare un consenso informato prima di sottoporsi a un trattamento con cui non si è d’accordo». I 380 No vax appartengono alle scuole pubbliche della provincia: a istituti con un solo sospeso fanno da contraltare altri, specie nel Coneglianese, con 10 o 20 dipendenti a casa senza stipendio. —
Mattia Toffoletto
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