«Il nuovo tracciato? È un’altra beffa»

Sicuri che il tracciato Trt del quarto lotto della tangenziale, elaborato d’intesa fra il comune di Treviso e il comune di Paese, risolva i problemi di impatto sul territorio? Giancarlo Cavallin, responsabile del comitato per la viabilità a nord di Treviso, e Marilena Rosada, battagliera esponente dei residenti di via Casette - la via che sarebbe stata presa in pieno dal tracciato di Veneto Strade - mettono in discussione l’accordo fra le amministrazioni Manildo e Pietrobon. E non vanno tanto per il sottile. «Abbiamo confrontato i due studi della società milanese Trt, quello del 2014 e quello del 2015, in almeno due snodi strategici», dichiarano i due, carte e tracciati alla mano.
Il primo è via Casette, la famosa via di Monigo oggetto del clamoroso errore di Veneto Strade, che elaborò un tracciato, già approvato in Regione sotto le amministrazioni leghiste, che passava fra cucine, salotti e cortili, non contemplate perché – si disse allora – Veneto Strade consultò carte non aggiornate (sic). Il pasticcio, in extremis, fu scoperto in Provincia.
«Il tracciato Trt del 2014 salvava le abitazioni, portando il quarto lotto più a sud, verso il comune di Paese», spiegano Cavallin e Rosada, «poi, nel 2015, dopo la concertazione con Paese si torna indietro, e certo perché Paese non ha voluto la strada nel suo territorio: così via Casette è di nuovo investita dal tracciato. Lì vivono 25 famiglie ed è attiva un’azienda». E la signora Rosada, che abita lì, non può che sbottare: «Ma allora ci hanno presso tutti in giro, da anni e anni? E questo solo perché Paese non vuole nemmeno poche centinaia di metri sul suo territorio? Cos’ hanno di speciale, quei due piccoli tratti nel comune di Paese, per scegliere di passare sopra la nostre case, dove ci sono 12 immobili in tutto e ben 25 famiglie?». I residenti di via Casette, peraltro, non si sentono tutelati dall’indicazione di massima dello studio Trt 2015, che ipotizza uno spostamento a nord per lambire le case. La posizione è molto decisa: «Premesso che il quarto lotto, così, non serve e non deve essere nemmeno cominciato, per risparmiare denaro pubblico», dicono Cavallin e Rosada, «se si è così ostinati da volerlo fare, contro ogni buon senso, che almeno lo si faccia senza impatto sulle abitazioni».
Il secondo punto critico, per il comitato, è lo snodo – davvero campale – sulla Feltrina. Cavallin ha studiato le carte: «Il nuovo snodo prospettato ha una larghezza più ampia, perché deve lasciare aperta la possibilità del sovrappasso, con le corsie distanziate», premette l’ex sindacalista, «ma in questo modo aumenta anche l’area interessata dagli espropri. Nel corridoio ipotizzato da Trt nel 2015 ci sono adesso un’azienda di marmi almeno sei abitazioni, un maxipannello fotovoltaico a uso industriale, un’ attività commerciale. E’ davvero questa la soluzione ideale e ragionevole?»
Cavallin assicura che da via Castagnole alla Feltrina, d’inverno, si vede benissimo il Lando. «Era il corridoio del vecchio Prg, non c’è stato costruito nulla, possibile che nessuno se ne sia accorto? Perché si è permesso di realizzare lì il Lando?», conclude, «Nessuno, al di là dei costi tecnici del quarto lotto, i fatidici 54 milioni, affronta l’argomento di espropri e indennizzi. Quanto verranno a costare, alla fine, questi 4 chilometri inutili?».
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