Il murale di “Salvini diabolico” Giacometti denuncia gli haters

L’artista aveva riprodotto il disegna censurato in Restera «Omaggio alla libertà dell’arte» Ma era stato offeso e minacciato in rete dagli “odiatori seriali”
ZAGO . AG.FOTOFILM SILEA . MURALES ANTICENSURA, IN VIA SAN PIETRO,2 DI MANUEL GIACOMETTI
ZAGO . AG.FOTOFILM SILEA . MURALES ANTICENSURA, IN VIA SAN PIETRO,2 DI MANUEL GIACOMETTI

Coda giudiziaria per il caso del murale «Belzebù Salvini», disegnato da mano anonima in Restera e poi fatto cancellare dalla giunta Conte (infine è stata asportata anche la cornice che lo riquadrava, nel sottopasso prima della Restera al ponte dea Goba) .

Manuel Giacometti – il noto artista trevigiano che per lanciare un messaggio contro la censura aveva ottenuto la disponibilità di una parete privata dove aveva riprodotto, fra omaggio e provcazione, il murale della discordia – ha deciso di querelare gli haters che lo hanno preso di mira in rete, con offese e insulti quando non miinacce più o meno velate.

Assistito dall’avvocato Umberto Saracco, ha allegato alla denuncia decine e decine di schermate da Facebook, con «decine di illeciti rientranti nella diffamazione a mezzo stampa aggravata dai futili motivi», come precisa il suo legale. Giacometti si costituirà parte civile, dicendosi «fiducioso nella magistratura e nella sua azione».

«Ho reagito a questa valanga d'odio contro di lui e, nel nome della libertà di espressione artistica con cui ho realizzato la performance, a difesa di quegli stessi principi ho deciso di "farla pagare" agli odiatori nascosti dietro la tastiera», dichiara, «Sono stato diffamato, offeso e minacciato, ho querelato. Di offese ne ho lette tantissime, mi hanno colpito di più quelle alla mia professione di artista, come se non fosse un’attività e io fossi un parassita: non lo trovo giusto, non ho mai svilito i mestieri altrui e chiedo rispetto per me come persona e per la mia arte. Posso piacere o no; posso suscitare critiche, anche feroci, sono cose che non solo accetto, ma apprezzo, perchè l'arte divide. Ma non posso tollerare che chiunque, senza alcuna competenza e solo per tifoseria politica, mi metta alla gogna».

E Giacometti allarga lo sguardo: «Viiamo in un periodo particolare, molti si sentono legittimati a sfogare sui social, senza freni, livore e frustrazioni, anche grazie ad alcuni cattivi maestri che li fomentano per opportunismo. Bisogna reagire e nel mio piccolo, ho deciso di farlo. Se avrò dei risarcimenti, deciderò cosa farne ma sicuramente non è questa, per me, un'occasione di lucro». —



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