Il consorzio stoppa il Prosecco analcolico

TREVISO
Il Prosecco analcolico rimarrà un miraggio. Per ora, come sperimentato dalla Iris Vigneti, cantina di Santa Maria di Piave, a essere venduto nella variante analcolica potrà essere solo un generico spumante che, seppur derivante da uve glera – le stesse che formano la base del titolato vino trevigiano - non potrà essere chiamato Prosecco. L'accostamento ha fatto saltare la mosca al naso a diversi produttori, intenti a difendere il nome delle bollicine più premiate d'Italia. «E' chiaro che non si può utilizzare il nome Prosecco se non si rientra nel disciplinare di produzione – afferma infatti Isabella Spagnolo – siamo noi stessi produttori di Prosecco e non abbiamo certo intenzione di annacquare la denominazione».
Il successo è comprovato in questi giorni dalla scelta da parte del Comune di Firenze, che si prepara a festeggiare il capodanno con il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore. Anche nel resto d'Italia saranno milioni gli amanti delle bollicine che brinderanno con un calice di Prosecco. Nel mese di dicembre, infatti, secondo i dati del solo consorzio di tutela della Docg, si stappano ben 7 milioni di bottiglie di queste bollicine, il doppio rispetto ai dati di consumo degli altri mesi dell’anno. (e.l.t.)
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