Il biglietto di Rizzo: «L’ho fatta fuori»

CONEGLIANO. «L’ho fatta fuori». Stefano Rizzo era convinto di averla uccisa. L’ha scritto su di un biglietto, lasciato sul parabrezza dell’auto della sua nuova compagna, prima di scappar via senza documenti, per non farsi trovare. Era certo che quei colpi di accetta sferrati contro la sua ex moglie, Gianangela Gigliotti, fossero stati fatali. Secondo il giudice, che lo ha condannato a 12 anni e 2 mesi di reclusione per tentato omicidio aggravato, Rizzo aveva preparato tutto. Il 24 luglio dell’anno scorso, prima di scatenare la sua rabbia, aveva atteso qualche minuto fuori dall’appartamento di via Vecchia Trevigiana a Conegliano. Aveva visto le luci accese in casa della sua ex moglie, l’aveva vista fumare una sigaretta. Aveva notato che in giardino non c’era l’auto di suo figlio. In quel momento si è sentito sollevato perché il suo ex figlio non avrebbe patito la stessa sorte della sua ex moglie. Poi è entrato in casa e l’ha colpita. Il giudice non ha creduto alla sua versione. Rizzo ha sempre sostenuto di aver aggredito Gianangela con un coltello. L’arma non è mai stata trovata, ma la donna (rimasta invalida al 90 per cento dopo il tentato omicidio) ha descritto con una tale dovizia di particolari l’accetta che le ha amputato le dita e le ha sfondato il cranio da far crollare il castello di menzogne costruito dal suo ex marito. Pochi giorni dopo le motivazioni della sentenza, che inchiodano ancora una volta Rizzo alla sua volontà omicida, vittima e aggressore si sono incontrati in un’aula di tribunale. Non accadeva dalla notte del tentato omicidio, un anno fa. Il tribunale di Treviso lo ha condannato ancora. Questa volta perché per anni non ha pagato gli alimenti alla moglie. E quei soldi sono stati il motivo scatenante della furia omicida. Rizzo sostiene di aver pure tentato di suicidarsi perché era sommerso dai debiti. Ma le indagini hanno dimostrato che l’auto nel canale poche ore dopo il tentato omicidio, la corda troppo corta per costruirci un cappio, erano una messinscena. Rizzo si era opposto a un decreto penale da poco meno di 4 mila euro, la conversione in denaro di una condanna a pochi giorni di arresto. Scattato il processo è arrivata la sentenza di condanna a tre mesi, che vanno ad aggiungersi ai 12 e 2 per il tentato omicidio. In aula ha testimoniato anche Gianangela Gigliotti, accompagnata dal figlio. Con la forza che le è rimasta, ha raccontato il totale disinteresse dell’ex marito nei confronti della sua famiglia. L’avvocato della vittima, Mara Zanotto ha assistito al confronto tra vittima e carnefice. Secondo il legale Rizzo, pur vedendo lo strazio lasciato sul corpo dell’ex moglie, non ha accennato una lacrima, un segno di pentimento.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








