I russi dell’Expo sono “spariti” Denuncia penale di Sech e Mia

REFRONTOLO. Lavori per il padiglione russo all’Expo non pagati, ora le aziende trevigiane passano alle vie legali. Dopo la richiesta di sequestro del padiglione, la Sech Costruzioni di Refrontolo e la Mia Infissi di Miane hanno querelato l’amministratore della Rvs Holding Srl, appaltatore del committente RT-Expo Srl, le due società che gestivano la partecipazione della Russia all’Expo milanese. Una denuncia penale che si aggiunge a un’altra azione portata avanti assieme alle altre sette aziende italiane che avanzano centinaia di migliaia di euro (ciascuna) dalla Russia: l’istanza di sequestro del padiglione dell’Expo, sulla quale decideranno il commissario unico Giuseppe Sala e le diplomazie dei due Paesi. Sech vanta un credito di 406mila euro nei confronti dei committenti russi, Mia Infissi di 167 mila euro. Somme in grado di mettere in difficoltà qualsiasi azienda, e infatti alla Sech qualche ritardo nei pagamenti c’è stato. Alla Mia, i russi avevano proposto una transazione a 70 mila euro, meno della metà del valore di tutte le lavorazioni effettuate su un padiglione giudicato tra i più belli dell’Expo.
«Quello che mi dà più fastidio» spiega il titolare di Mia, Luigi Mattiola «è che la scorsa primavera ci avevano chiamati come se fossimo un’ambulanza, all’ultimo minuto, per finire i lavori a tempo di record. Ce l’avevamo fatta, e per il primo maggio, giorno dell’inaugurazione, era tutto pronto. Poi, più sentito nessuno. Spariti». Possibilità di avere quanto gli spetta di diritto? Poche, ma giustamente Mattiola non demorde: «Ora abbiamo presentato una denuncia penale all’amministratore di Rvs Holding. È stato tutto inaspettato, i pagamenti fino a quel momento erano stati puntuali e ci avevano ringraziati per i lavori. Poi sono spariti. Hanno cercato di dire che le opere non erano state eseguite a regola d’arte, ma sono stati smentiti dal Ctu, il consulente tecnico del Tribunale di Miano».
I russi non hanno pagato nemmeno quello, e il titolare di Sech, Alessandro Cesca, è infuriato: «Dovremo sborsare altri 30mila euro anche per il Ctu. Loro hanno chiesto l’arbitrato, noi continuiamo a reclamare i nostri 406mila euro, intanto l’Expo lo hanno fatto». Le aziende italiane confidano anche nel lavoro delle diplomazie dei due Paesi: «Ci rimangono due strade aperte. La nostra denuncia penale, e il lavoro delle ambasciate. So che si sono mosse solo da poche settimane, ma ci attendiamo una risposta diplomatica». Gli indizi, però, non sono buoni: l’offerta transattiva alla Mia Infissi non si è mai alzata sopra i 70mila euro di partenza, nonostante la disponibilità a trattare da parte della ditta di Miane. Il segnale che forse non c’è abbastanza liquidità per rispettare anche solo in parte gli impegni presi.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








