I Cavalieri 2.0 a Roncade: «Difensori dei veri valori medioevali»

RONCADE. Cavalieri templari nell'era digitale: le radici affondano nel Medioevo, la loro storia ha attraversato i secoli, ma la realtà con cui confrontarsi è quella d'oggi. E loro, i "cavalieri 2.0", sono certi della loro attualità. Nonostante la cerimonia di investitura segua ancora i dettami del Duecento, nonostante una ritualità e una gerarchia che sanno di antico, nonostante l'aura di mistero che pervade questo mondo. Il Priorato Lombardo Veneto "Fra' Paolo Sarpi" dell'Ordo Supremus Militaris Templi Hierosolymitani si è ritrovato al Castello di Roncade per il tradizionale convegno annuale. Un appuntamento pubblico (5 euro di ingresso, anche per gli aderenti) per provare, almeno negli intenti, ad aprire uno squarcio su una realtà che, da "Il Codice da Vinci" in avanti, ha spopolato tra i più. Sono un centinaio gli aderenti al Priorato che si estende da Mantova al Trentino passando per il Veneto (a Padova uno dei nuclei più numerosi).

"Esistono molti ordini che si richiamano ai Templari, il nostro gode della legittimazione internazionale", chiarisce Marco Pirillo, Cavaliere di Gran Croce e priore emerito del Lombardo Veneto, "Attorno ai Templari si è creato un business. Per quanto ci riguarda, non facciamo carnevalate con mantelli e patacche che sono simboli solenni". Non è un caso che i confratelli ieri a Roncade, guidati dal priore, il commendatore Giovanni Zipponi, si siano spogliati dei mantelli bianchi con le due croci rosse non appena terminata la messa che ha preceduto il convegno. A testimoniare l'appartenenza all'Ordine durante i lavori, un collare con la croce e le spille appuntate al bavero. "Il mantello lo portiamo dentro, ogni giorno", ha ricordato la massima autorità dell'Ordine templare nel nostro Paese, il Gran Priore d'Italia, S.E. Dama di Gran Croce Leda Paola Tonon, veneziana trapiantata a Padova, "Templare è uno stile di vita, un imperativo categorico che impone di comportarsi secondo giustizia e diritto e di lottare per questi ideali. Essere templare significa vivere secondo integrità morale e libertà interiore".
Come nel Medioevo i templari assistevano i pellegrini verso la Terra Santa, così i templari d'oggi hanno tra gli obblighi statutari l'aiuto delle persone in difficoltà, dal punto di vista economico ma anche morale. Ieri il convegno è stata occasione per la consegna di due carrozzine alle associazioni Oami di Cusignana e San Martino di Paese. A finanziare i vari progetti benefici del Priorato Lombardo Veneto e del Gran Priorato d'Italia, la quota annua di iscrizione (100 euro) e le donazioni dei confratelli. I più si avvicinano all'Ordine richiamati dall'interesse per gli studi e la storia medievali, altro filone proprio dell'associazione. Chiedere di diventare cavaliere è un'opportunità aperta a tutti. Sono sufficienti la maggiore età, il certificato penale senza macchie, la condivisione degli scopi associativi. "Siamo attenti ad accogliere persone che ci diano garanzie, abbiamo già rifiutato adesioni. Non cerchiamo soci a tutti i costi, non abbiamo strategie di reclutamento. La candidatura del postulante deve essere sostenuta da due confratelli, viene valutata dal consiglio direttivo del Priorato e dalla commissione postulanti che possono compiere accertamenti sulla persona", chiarisce il priore emerito Pirillo, "Con i pareri positivi, la candidatura passa al vaglio del capitolo, alla presenza di tutti gli iscritti". Concluso l'iter, il postulante viene nominato dal priore prima cavaliere e subito dopo cavaliere templare. La spada posata sulle spalle, la formula antica, la vestizione (e in alcuni casi anche la veglia d'armi, momento di ritiro e riflessione per il postulante la notte precedente la cerimonia) sanciscono l'ingresso nell'Ordine.
Una decina i neo cavalieri investiti a settembre a Pagnano d'Asolo, a infoltire le fila del Priorato. Gli avanzamenti di grado avvengono per meriti: particolari studi storici condivisi con i confratelli, impegno per l'Ordine, iniziative benefiche permettono al cavaliere di diventare cavaliere ufficiale e commendatore e poi ancora Gran Ufficiale e Cavaliere di Gran Croce. I templari respingono di essere una setta - "a meno che non si intenda nel concetto dantesco di persone che si incontrano con nobili finalità", precisa il priore emerito - e allontanano ogni possibile collegamento con la massoneria. All'interrogativo sull'anacronismo di una tale organizzazione, il priore emerito è chiaro: "La società è fredda, afferma, c'è bisogno di tornare a praticare certi valori. E noi abbiamo l'obbligo morale di portare avanti il grande insegnamento medievale".
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