«I Baldissin avevano calcolato tutto»
La mamma assassinata. Angelo Barbiero si confessa: «Un anno prima di essere uccisa aveva già denunciato il marito e i figli»
CIMADOLMO. «Era il periodo di Natale 2005, quando mi hanno telefonato i carabinieri di Oderzo. Mia sorella Graziella aveva denunciato per maltrattamenti il marito e i due figli. I carabinieri, mi chiesero di ospitarla nella mia casa di San Michele di Piave. Io accettai, ma poi mia sorella decise di rimanere a Faè». Così rompe il lungo silenzio, Angelo Barbiero, fratello di Graziella, la donna picchiata dai familiari nella sua villetta di Faè, lo scorso 22 novembre e poi trovata senza vita sull’argine del Piave.
Barbiero racconta un retroscena dopo la pubblicazione delle intercettazioni ambientali. Le frasi registrate di nascosto dagli inquirenti sono quelle pronunciate dai tre Baldissin, mentre si trovavano nella caserma dei carabinieri della Compagnia di Conegliano, in attesa degli interrogatori, subito dopo il ritrovamento del cadavere di Graziella in area golenale. Visto il contenuto delle frasi intercettate, la Procura contesta al marito Claudio Baldissin e ai due figli il reato di omicidio volontario. La difesa sostiene invece la tesi del delitto preterintenzionale. Nei dialoghi, c’è un riferimento al periodo di Natale, che Angelo Barbiero ricorda bene. «Avevano pianificato e calcolato tutto in partenza - prosegue il fratello di Graziella, che parla con voce sommessa - i nostri anziani dicevano che un giorno tutto verrà sempre a galla: tutti i nodi vengono al pettine ed ora è stato anche per questo caso».
Barbiero alza gli occhi e guarda la casa paterna in fianco a lui, dove è vissuta anche Graziella, prima che si sposasse nel 1972 con Claudio Baldissin. «Allora si volevano bene - prosegue -. Poi sono subentrati diversi problemi. Graziella non si è tirata indietro, quando doveva occuparsi della terapia di recupero di Brian e nemmeno quando Benjamin era rimasto ferito in un incidente in moto; lo andava sempre ad assistere in ospedale, quando ha avuto quella frattura al braccio. E’ giusto ora, che chi è colpevole paghi per i propri errori. Dalle intercettazioni è emerso che loro avevano premeditato tutto. E pensare che dicevano che invece non sapevano nulla della morte della mamma. E’ ora che la giustizia faccia il suo corso e speriamo che ci sia una giustizia».
Ora, i tre Baldissin, sono anche usciti dall’isolamento e possono ricevere le visite in carcere. Li andrete a guardare negli occhi. Cosa direbbe loro? «Li hanno tolti dall’isolamento perché non sono più pericolosi? - ironizza Barbiero -. Verrà anche il momento in cui vorrei guardarli negli occhi. Sicuramente si potevano trovare anche altre soluzioni che ammazzare una persona. Anzi non l’hanno solo ammazzata; poi l’hanno gettata sul Piave, come fosse spazzatura e hanno anche depistato le indagini». «Brian e Benjamin hanno avuto tanto bisogno di sua madre e lei è sempre stata pronta per loro. Nel 2006 - il giorno della ricorrenza dei morti - un mese prima che morisse, Graziella era in ospedale ad assistere il figlio» - aggiunge la moglie Ines Barbiero.
«Mia sorella li ha aiutati anche troppo - conclude Angelo Barbiero -. Aveva fatto capire che veniva maltrattata, ma chi sarebbe andato a pensare che sarebbe accaduta una cosa del genere? Anche l’episodio dei bulloni smollati dell’auto. A noi non aveva detto nulla, ma si era confidata con altre persone». «Quel Natale 2005, mi avevano telefonato i carabinieri - riprende Angelo Barbiero -, perché lei si era presentata da loro e aveva denunciato i familiari per maltrattamenti. L’avevano quasi buttata fuori di casa, ma noi eravamo disposti per accoglierla. Una baruffa in famiglia può accadere, ma arrivare a questo? Speriamo che a questo mondo ci sia giustizia per tutti».
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