Goldin: niente mostra. Scoppia la rabbia «Uno schiaffo che offende la città»

«Il tempo ha dato ragione a Dino De Poli: in questo modo Goldin non lascia un buon ricordo di sé e Treviso se ne ricorderà». Parola di Mario Pozza, vicepresidente della Camera di Commercio, ente che ha fatto da regia con le altre associazioni di categoria per raccogliere gli 800.000 necessari per organizzare l’evento di Linea d’Ombra. «In questi mesi le categorie economiche hanno fatto tutte la loro parte», aggiunge Pozza, «Treviso nel suo complesso si è impegnata per favorire questa mostra che, dal punto di vista simbolico, poteva essere il simbolo dell’uscita dalla crisi di questa città. Ed era bello che a farla fosse un trevigiano come Goldin. Ma la realtà purtroppo è un’altra. Si è comportato come un predatore e si è fatto pubblicità a buon mercato con tutta questa vicenda passando come l’uomo delle grandi mostre. La verità è che Goldin non è una persona legata al territorio e interessato al suo sviluppo. Treviso se ne ricorderà».

«Qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di aver fatto fallire il primo tentativo di fare rete nell’interesse della città». Renato Salvadori, presidente della Concommercio, reagisce con durezza all’annuncio di Goldin: «La fidejussione era impercorribile, ma Comune e Consorzio stavano cercando strade alternative per dare a Goldin le garanzie che voleva. Se ha voluto accelerare avrà i suoi motivi. Ma si ricordi che i momenti di gloria sono fuggevoli».

E a finire sul banco degli imputati è però Gianni Garatti, presidente di quel Consorzio di Promozione turistica “Marca Treviso”, accusato apertamente da Goldin di non aver voluto fornire le ricche garanzie bancarie richieste dall’organizzatore: tre milioni di euro. «Direi che Goldin sbaglia completamente mira», afferma Garatti, «il Consorzio non deve garantire alcunché dato che ha il ruolo di mediatore tra il Comune e Goldin e tra associazioni di categoria e Goldin. Se questi non danno le garanzie non può certamente darle il Consorzio per loro. Questa è l’unica verità e non ce ne sono altre. Parlerò nei prossimi giorni con Goldin che, per inciso, ho visto una volta sola. Su questa vicenda va fatta chiarezza in modo definitivo, per cui si facciano avanti i veri attori e dicano cosa vogliono fare. Perché io non posso decidere per loro».

Tra le motivazioni allo stop alle trattative, Goldin indica anche «l’opposizione che ha avuto vasta e quotidiana eco sulla stampa di sedicenti esponenti del mondo dell’arte e della stessa maggioranza, di comitati costituiti ad hoc, concordi nel minacciare iniziative dirette ad ostacolare l’utilizzo di Santa Caterina». «Affermazioni pretestuose», risponde Daniela Zanussi, consigliera del Pd ed esponente di spicco del comitato “Santa Caterina bene comune”, «Goldin aveva l’assenso del sindaco non può certo pretendere che tutta Treviso non possa formulare critiche. La maggioranza non è certo spaccato, qui il tema è l’utilizzo di Santa Caterina. Ora prendo atto che la mostra non si farà più ma non è accettabile che lo imputi ad un comitato che espone critiche costruttive per un civile confronto culturale».(g.b.)

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