Goldin : «Mollare Treviso? a questo punto ci sto pensando»

Goldin, lei era all’auditorium Stefanini. Ha ascoltato e preso nota degli attacchi alla giunta e a lei. E non ha parlato. Il giorno dopo, a freddo, cosa dice?
«Sono fortemente tentato dal fare un passo indietro, decido in pochi giorni. Nessuno mi ha ordinato di fare una mostra nella mia città con l’elmetto, in guerra con il mondo. Su di me piovono accuse false e infamanti. Persino al supermarket: un signore, davanti a tutti, mi ha chiesto a che titolo vengo a devastare S.Caterina. Ma si può?».
Non è che tornare a Treviso dopo 11 anni, sentimentalmente, possa farla desistere?
«No, sarà una scelta razionale, presa con la famiglia».
Francamente: non è che lei stia alzando il prezzo?
«Faccio finta di non aver sentito.....Le condizioni sono chiare da tempo, compreso il mio investimento. C’è un clima ostile nei miei confronti, che dilaga. E con evidenti danni alla mia professionalità».
Il comitato dice che non ce l’ha con lei, ma non vuole la mostra a Santa Caterina.
«Lo dicono. Ma poi su Fb vedo esponenti del comitato che dicono falsità su di me e mi attaccano pesantemente. Si dicono operatori culturali, sarebbe interessante parlarci assieme...».
In sala l’hanno attaccata perchè ha lavorato con la Lega. Storicamente, non è vero.
«Appunto. Ma bastasse quello. Si è detto addirittura che avrei “il marchio dell’infamia”; la Zanussi definisce le mie mostre “carrozzoni di una giostra”, chi definisce “pericolosa” la convivenza delle mie mostre con il museo. Mai visto un simile accanimento: querelerò anche il prof. Luca Baldin».
Ex direttore della fondazione Mazzotti. Cosa le ha fatto?
«Su Fb mi ha definito “svuotatore di casse pubbliche”. Altri in rete dicono che il Comune paga il mio consulente, in realtà un libero professionista».
È veramente irritato.
«Il diritto di critica è sacrosanto, non accetto attacchi infondati, falsità, dati scorretti e non veri. Si è detto che con le mie mostre a Brescia siano calati i visitatori di Santa Giulia: balla colossale, i dati dei biglietti, disponibili, smentiscono questa tesi, messa in giro ad arte da chi si dimenticava che a Brescia c’era biglietteria unica. Al mio arrivo si passa da 90 mila a 300, poi a 400 mila biglietti. Chissà perché fino al 2003 si conteggiavano, giustamente, museo e mostre insieme, poi arrivo io e dal 2004 non lo si fa più. Su Fb un’esponente del comitato dice che “scelgo i quadri a caso”, un’altra big del comitato le risponde: “magari a caso, sono scelti a c....”. Questi sarebbero i paladini della cultura a Treviso? Mah».
Si invoca il trasferimento della mostra al Bailo.
«Una volta per tutte: non si può. Deve ospitare le collezioni di arte moderna, pena la perdita dei finanziamenti. E per il secondo stralcio, ha detto il sindaco , servono 2,5 milioni: ma sono stanzette e corridoi, per mostre da 20-30 mila persone, non da 2-300mila»
E Ca’ dei Carraresi?
«La dignità non ha prezzo: fui cacciato da Treviso dal presidente di Fondazione, sbeffeggiato per anni, ancora pochi mesi fa a chi gli chiedeva di me rispondeva in tono sarcastico. Mi avessero detto che la mostra era per i Carraresi, avrei detto no subito».
Se non farà la mostra a Treviso, la porterà altrove?
«No. Non sono un juke box, per dirla con Bennato». (a.p.)
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