Goldin cambia mostra Addio a Detroit, nasce un progetto speciale

Cambia l’evento goldiniano di Santa Caterina. La prossima mostra, che comincerà a ottobre e che segna il ritorno di Marco Goldin nella sua città, a 11 anni dallo «strappo» di Dino De Poli, non sarà più incentrata sui prestiti del museo di Detoit.
Goldin, nelle ultime settimane, ha cambiato idea. E non solo per lo stallo che aveva dovuto tenere con il museo oltre oceano per l’incertezza sui tempi dei lavori di sistemazione di Santa Caterina, che nel frattempo sono finiti nel mirino delle minoranze consiliari.
«Non è quella la ragione, per quanto la situazione non aiutasse», spiega Goldin, «la verità è che non ero soddisfatto di fare una mostra con capolavori da un museo. Come direbbe Pasolini, ci si deve esprimere. In 17 anni di attività, con 400 mostre organizzate, non ho fatto più di 4 mostre prese sic et simpliciter da un museo, altrimenti ho sempre cercato un filo rosso, un percorso mio, un racconto dove sono dentro. Come la notte, nell’attuale mostra di Vicenza, o prima il paesaggio, lo sguardo e il ritratto, il viaggi. Per il mio ritorno a Treviso ho pensato a un altro progetto, a una mostra davvero nuova anche nella sua filosofia». Goldin non svela ancora il contenuto della mostra, ma fa sapere di avere avvisato il sindaco Manildo del cambiamento di esposizione. «Ho già contattato i musei che hanno le opere cui ho pensato, credo che entro gennaio il progetto sarà completo, ho già colto consensi e riscontri positivi».
Cosa sbarcherà a Santa Caterina? Le indiscrezioni dicono che si tratterà di un percorso speciale dal ’500 al primo Novecento. Ottanta i quadri che verranno esposti nel «rinnovato» museo, e non più i 52 inizialmente pensati.
«I capolavori arriveranno da 7-8 musei, non di più», continua Goldin, «certo questo comporterà un aumento dei costi, ma non ricadrà né sul Comune né sugli altri enti che sostengono la mostra, ho già chiarito che aumenterà il rischio d’impresa per Linea d’Ombra».
Goldin interviene anche sulle polemiche delle minoranze consiliari sul disco verde ai lavori di Santa Caterina, i cui costi sono lievitati intanto da 600 mila a oltre 1 milione di euro. «Credo che la cifra sia lievitata perché sono state fatte ulteriori migliorie alla struttura del museo, ma su questo le scelte non sono mie», chiosa Goldin. Che invece vuole assolutamente replicare all’accusa del consigliere del gruppo misto Alessandro Gnocchi («Questi lavori che fanno gli interessi di un privato penalizzano altri capitoli di spesa come il welfare», aveva detto l’ex candidato sindaco dei grillini). «Lo voglio chiarire ancora una volta, non è Marco Goldin che chiede i lavori, l’adeguamento della struttura risponde alle norme e agli standard previsti dai protocolli internazionali» conclude Goldin, «se Treviso vuole ospitare mostre con opere che giungono dall’estero, qualsiasi mostra di qualsiasi organizzatore, deve avere una struttura che risponda a questi requisiti. Come qualsiasi altra città al mondo».
Infine, Goldin ribadisce come, «i lavori vanno a vantaggio della città, sono un investimento per il futuro, che resta patrimonio di Treviso. Come si vede, nessun interesse privato».
C’è un precedente, in città: Casa dei Carraresi, adeguata per il ciclo goldiniano a cavallo del Duemila, e che oggi sposta altre mostre con prestiti internazionali.
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