Giovanni, un altro alpino per Ca’ Sugana

Fare qualcosa per gli altri e farlo insieme agli altri. Gliel'hanno detto che aveva 8 anni appena, mentre indossava per la prima volta i panni scout. Tre lustri più tardi, dopo aver percorso tutti i gradi della «militanza», da lupetto ad akela con un supplemento di cambusiere, Giovanni Manildo aveva trasformato quel motto nel suo credo. Quasi un imperativo categorico, oggi, per l'avvocato quarantatreenne alla guida della coalizione di centrosinistra decisa a strappare alla Lega uno dei suoi feudi più saldi.
Manildo è uno così, uno che cerca e che ama la compagnia e per il quale il fare è opera collettiva. Qualche esempio. I tempi più spensierati? «Con i compagni del liceo, al Pio X». Le cene più divertenti? «Le grigliate con gli amici, con me ai fornelli». Il libro più bello? «Il "Circolo chiuso" di Coe, una sorta di Grande Freddo letterario». I figli? «Tre». Lo studio legale? «Associato con padre e fratelli». La casa? «Divisa con la sorella». La spesa al supermercato? «Insieme alla moglie». E anche il cambiamento, anche quello, non può essere una fiammata, una corsa individuale, ma una spinta collettiva «che io sono pronto a raccogliere e rappresentare».
Manildo, cuspide cancro-leone (neppure il segno è solitario), insomma, è uno che al pronome «io» preferisce senza indugi il «noi»: un perfetto anti-Gentilini, per intenderci, anche se con l'antagonista condivide i trascorsi alpini (tenente a Belluno) e lo spirito del corpo. E anche quando ha conosciuto la moglie, la marchigiana Valentina Guizzo professione avvocato, Manildo era manco a dirlo in compagnia, al popolarissimo chiosco dell'anguriaro di ponte Dante. «Era il più simpatico di tutti», assicura oggi lei, «Uno che faceva un sacco di battute, uno divertente. E io me ne sono innamorata».
Succedeva nel 1998, dieci chili fa. Manildo abbassa sconsolato lo sguardo, si ferma al girovita, al bottone che tira minaccioso sull'asola: «Dieci chili ho messo su da quando sono iniziate le primarie», confessa. Ma come? Il nuovo impegno lo fa trottare dall'alba alla notte e lui ingrassa? «È perché non faccio più sport», spiega, «Ora non ho tempo per niente. Prima, in pausa pranzo, c'era la partita di tennis oppure la corsa. Adesso lo sport lo guardo solo in tivù: basket, rugby, calcio, la mia Inter che m'ha fatto tanto soffrire quest'anno». Fosse solo quest'anno... indulgente Manildo. Intanto squilla il telefono: «Ti richiamo», risponde lui. Lo ripeterà un'altra decina di volte ad altrettante persone in meno di un'ora: potrebbe anche non rispondere e farebbe prima, lui no, nessuna sgarberia. «L'ho detto che non ho più tempo per niente», chiosa dopo l'ultima telefonata, seduto nello studio di via Diaz, nella stanza imponente ed elegante del padre Antonio (esponente di spicco della Dc degli anni d’oro) che ogni mattina, puntuale, si presenta al lavoro. «Mio papà è qui ogni giorno, e pensare che ha 84 anni... proprio come Gentilini». Una frecciatina al «vecchio» avversario? «Mannò, solo una constatazione». Niente da fare, la vocazione politically-correct del capo-scout trionfa sulla tentazione-rottamatrice e l'avvocato rifugge la polemica. Sarà forse anche una questione di pigrizia perché il contrasto consuma energie «e la pigrizia è il suo peggiore difetto», sostiene la moglie. Lui non smentisce, non ridimensiona. Anzi, fa un grande sorriso e rincara: «Sono anche disordinato». Per questo preferisce ricevere i cronisti nello studio del padre.Perché, nel suo, ogni centimetro quadrato di scrivania è occupato da carte e cartelline, ogni centimetro di parete da foto dei figli, ogni centimetro di libreria da codici e testi giuridici. La quotidianità piena di gente, lo studio pieno di cose e anche il frigo pieno di cibo: «È che ho la sindrome del frigo vuoto: quando andiamo al supermercato facciamo sempre grandi spese», confessa. E ora anche l'agenda è piena di appuntamenti elettorali. Fortuna che c'è la famiglia, bella e solida, a sostenerlo. La figlia gli ha detto: «Papà, se vinci andiamo a Parigi a festeggiare. Se perdi andiamo a Parigi a consolarti». E sempre la figlia: «Papà, se diventi sindaco, a casa continua a comandare la mamma?». E Piera, la madre, orgogliosa e pragmatica al contempo come solo le mamme sanno essere: «Bravo, bravo ....ma dove situ ndà a intrigarte?».
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